Cassazione Penale, Sentenza n. 40056/2022 del 21/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di convalida dell'arresto per presunta assenza di stato di flagranza. Il difensore deduceva mancanza di relazione immediata tra il corpo del reato e l'indagato perché nella officina erano presenti altri dipendenti, non era stato rinvenuto un bilancino o materiale per il confezionamento e Totaro non disponeva delle chiavi del locale interno, avendo anzi autorizzato gli operatori a sfondare la porta; il locale era accessibile a tutto il personale, quindi non si poteva attribuire la sostanza al ricorrente.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per essere proposto con motivi non consentiti, in quanto contestava in realtà la valutazione probatoria e la motivazione del giudice invece di rilevare un vizio di diritto. La corte ha ritenuto invece adeguata e logica la ricostruzione del G.i.p.: le sostanze erano rinvenute in locali interni all'officina di proprietà del Totaro (zona cambio pneumatici), lo stesso non ricordava dove fossero le chiavi e quindi ne è stata ricondotta la titolarità; è stato rinvenuto marijuana, 1 kg di hashish suddiviso in 11 panetti, una scatola che aveva contenuto un bilancino, una annotazione di prelievo di 25 grammi, 10.000 euro in contanti e una bustina con altri 6,77 grammi di hashish. Tali elementi hanno giustificato l'attribuzione al Totaro e la convalida dell'arresto per detenzione illecita di stupefacenti, rilevando la permanenza della condotta (natura permanente del reato) e la contemporaneità con l'intervento della polizia giudiziaria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 4
Il reato contestato è la detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai sensi dell'art. 73, comma 4; la Corte ha ritenuto che la quantità, il frazionamento in panetti, il rinvenimento di contanti, la presenza di una scatola che aveva contenuto un bilancino e annotazioni riconducibili a movimentazioni di sostanza costituiscano indizi idonei a configurare la detenzione ai fini di illecita cessione e a giustificare la flagranza per la natura continua del fatto.
principio processuale sull'inammissibilità dei motivi non consentiti
Il ricorso che si limita a contestare la valutazione probatoria o la motivazione del giudice di merito senza indicare un vizio di diritto è inammissibile; la censura della motivazione non è, di per sé, motivo consentito salvo specifiche violazioni di legge.
Massime di principio
- La mera assenza di alcuni elementi oggettivi (es. bilancino, materiale per il confezionamento) non esclude l'attribuzione della sostanza a un indagato se esistono altri indizi concreti (quantità significativa, frazionamento in panetti, annotazioni, denaro contante) che collegano le sostanze all'ambiente di pertinenza dell'indagato.
- Il possesso di locali o la disponibilità degli stessi può essere valutata anche indirettamente (es. titolarità dell'officina, dichiarazioni sul possesso delle chiavi): l'attribuzione della titolarità degli spazi rileva ai fini della riconducibilità della sostanza all'indagato.
- La flagranza per reati di detenzione di stupefacenti di tipo 'permanente' può essere riconosciuta quando sussiste una perdurante attualità della condotta e una contestualità tra la condotta e l'intervento della polizia giudiziaria.
- In sede di impugnazione è necessario proporre motivi consentiti che evidenzino vizi di diritto o di procedura; la mera riconsiderazione dei fatti o della valutazione delle prove da parte del giudice è normalmente inammissibile.
- Le conseguenze pratiche di una pronuncia di inammissibilità possono comprendere la condanna alle spese processuali e il versamento di somme a favore della cassa delle ammende.
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