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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36548/2025 del 10/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il detenuto domiciliare ha chiesto il trasferimento dall'attuale Comunità terapeutica al domicilio privato e la trasformazione del percorso riabilitativo da residenziale ad ambulatoriale. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto l'istanza ritenendo che l'ordinanza concessiva della misura alternativa fosse stata strutturata in modalità rigidamente contenitive, alla luce di pregresse trasgressioni, della pericolosità sociale ancora dimostrata e della tossicomania non risolta.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso per vizio di motivazione: ha ritenuto che il giudice di sorveglianza debba valutare le istanze "allo stato degli atti" e non limitarsi alla situazione al tempo dell'ordinanza concessiva. Essendo emerse sopravvenienze favorevoli (la Comunità e il Servizio per le tossicodipendenze avevano espresso parere favorevole e riformulato il programma terapeutico), il provvedimento è stato annullato e rinviato al Magistrato di sorveglianza per nuovo giudizio, con l'indicazione che il giudice debba dar conto della nuova situazione e motivare specificamente un eventuale diniego.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma 4, Ordinamento Penitenziario

    art. 47-ter, comma 4, Ord. pen.

    La norma disciplina la detenzione domiciliare e le modifiche delle prescrizioni; secondo la Corte il Magistrato deve valutare le richieste di modifica alla luce della situazione attuale e non rimanere vincolato al contenuto dell'ordinanza originaria.

  • Principio giurisprudenziale "allo stato degli atti" (Cass. sez. I)

    Sez. 1, n. 33849 del 30/04/2019; Sez. 1, n. 2913 del 22/04/1997; Sez. 1, n. 6761 del 12/12/1996

    La giurisprudenza richiama il dovere del giudice penitenziario di decidere in base al quadro conoscitivo corrente; significative sopravvenienze devono essere esaminate e, se rilevanti, confrontate criticamente con le ragioni che avevano giustificato la misura originaria.

Massime di principio

  • Il Magistrato di sorveglianza deve valutare le richieste di modifica delle misure alternative "allo stato degli atti", considerando eventuali sopravvenienze nel percorso trattamentale.
  • Se la Comunità terapeutica e i servizi pubblici di cura rilasciano pareri favorevoli alla modifica, il giudice deve prenderli in considerazione e, in caso di rifiuto, fornire motivazione specifica e circostanziata.
  • L'ordinanza concessiva originaria non vincola rigidamente le scelte future: emergenze e progressi del trattamento possono legittimare una rimodulazione delle prescrizioni.
  • La carenza o insufficienza della motivazione su sopravvenienze rilevanti è vizio decisivo che comporta l'annullamento del provvedimento con rinvio per nuovo esame.
  • Spetta al ricorrente documentare le sopravvenienze (relazioni della Comunità, attestazioni dei servizi), ma il giudice ha l'obbligo di valutare tali elementi e di spiegare le ragioni del consenso o del diniego.
  • Nelle valutazioni sulla pericolosità sociale e sulla tossicodipendenza occorre aggiornare il giudizio con relazioni recenti e puntuali, non basarsi unicamente sui comportamenti anteriori all'istanza di modifica.

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