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Sentenza

Sentenza n. 14712/2026 - Roma, Sezione 4T

per l’annullamento della determinazione dirigenziale n. prot. QI/33047/2025 del 14 febbraio 2025 e notificata il 7 marzo 2025 con la quale viene rigettata l’istanza di Condono prot. 0/89975 sot.0 del 9 febbraio 2009 presentata ai sensi dell’art. 40, comma 6, ex lege 47/1985, dalla Soc. Ma.Re.Co. a r.l., in qualità di proprietaria, per l’avvenuta realizzazione di abusi edilizi in Via Ardeatina, 132, nonché delle note prot. 30425, acquisita agli atti con prot. U.C.E. QI/134004 del 9 settembre 2014, e prot. 25385 acquisita agli atti con prot. QI/155311 in data 20 settembre 2017, con cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Speciale per Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma ha rilasciato parere negativo al rilascio della concessione.

Giustizia amministrativa202506232

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IV TerSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego comunale di condono edilizio relativo a due tettoie e a un magazzino, unitamente ai pareri paesaggistico-archeologici negativi della Soprintendenza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune e ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato il diniego di condono adottato da Roma Capitale ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge n. 47/1985, nonché i pareri negativi della Soprintendenza, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 32 della legge n. 47/1985, dell’art. 146 del d.lgs. n. 42/2004 e dell’art. 3 della legge n. 241/1990, oltre a eccesso di potere per difetto di motivazione, illogicità e perplessità. La ricorrente sosteneva che il parere ministeriale fosse generico, stereotipato e privo dell’indicazione delle concrete ragioni di incompatibilità degli abusi con i beni tutelati. Roma Capitale ha eccepito l’irricevibilità dell’impugnazione del parere del 2014, ritenendo che, in quanto necessario e vincolante, avrebbe dovuto essere impugnato autonomamente e tempestivamente, e ha comunque sostenuto l’infondatezza del ricorso.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo non necessario esaminare l’eccezione di irricevibilità perché il gravame era infondato nel merito. Ha affermato che il parere della Soprintendenza nel procedimento di condono ha natura e funzione identiche all’autorizzazione paesaggistica, è vincolante e preclude all’amministrazione procedente il rilascio del condono quando sia negativo. Nel caso concreto, il parere del 2014 era adeguatamente motivato: indicava la prossimità dell’area al complesso archeologico e paesaggistico delle catacombe di San Callisto e dell’antica Via Ardeatina, descriveva le caratteristiche precarie dei manufatti e rilevava l’incompatibilità dell’attività con il contesto, nonché la necessità di delocalizzazione secondo il piano paesaggistico territoriale. Il successivo parere del 2017, adottato dopo l’esame delle osservazioni della società, aveva confermato il diniego, specificando che gli abusi alteravano il sedime e la prospettiva di fruizione visiva del contesto tutelato senza possibilità di mitigazione. Il giudice ha qualificato la valutazione ministeriale come espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in presenza di travisamento dei fatti o di apprezzamento manifestamente inattendibile, vizi non riscontrati. La legittimità dei pareri negativi ha comportato anche la legittimità consequenziale del diniego comunale. La società è stata condannata alle spese, liquidate in euro 800 per ciascuna amministrazione resistente, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 40, comma 6, l. 47/1985

    Costituisce la base normativa indicata per la presentazione dell’istanza di condono oggetto del giudizio.

  • art. 32, comma 3, l. 47/1985

    Il parere dell’autorità preposta alla tutela paesaggistica nell’ambito del condono è vincolante; il suo esito negativo preclude il rilascio della concessione edilizia in sanatoria.

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    È richiamato dalla ricorrente in relazione alla disciplina della tutela paesaggistica e dell’autorizzazione paesaggistica.

  • art. 3 l. 241/1990

    È richiamato dalla ricorrente in relazione all’obbligo di motivazione; il TAR ha ritenuto adeguatamente motivati i pareri ministeriali.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Roma Capitale ha applicato il preavviso di rigetto prima dell’adozione del diniego, trasmettendo le osservazioni della società alla Soprintendenza.

Massime di principio

  • Nel procedimento di condono edilizio relativo a opere insistenti su area vincolata, il parere della Soprintendenza ha natura e funzione sostanzialmente identiche a quelle dell’autorizzazione paesaggistica e, se negativo, ha carattere vincolante e preclude all’amministrazione comunale il rilascio del condono.
  • Un parere negativo della Soprintendenza è adeguatamente motivato quando individua concretamente i beni archeologici o paesaggistici tutelati, descrive le caratteristiche delle opere abusive e spiega le ragioni della loro incompatibilità con il contesto, anche mediante il riferimento all’alterazione del sedime e della fruizione visiva e all’assenza di possibilità di mitigazione.
  • Le valutazioni della Soprintendenza sulla compatibilità di opere abusive con un contesto archeologico o paesaggistico costituiscono esercizio di discrezionalità tecnica e sono sindacabili dal giudice amministrativo soltanto in presenza di travisamento dei fatti o di apprezzamento manifestamente inattendibile.
  • Quando il parere negativo dell’autorità statale preposta alla tutela paesaggistica è legittimo e vincolante, il diniego comunale di condono adottato in conseguenza di tale parere è legittimo a sua volta.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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