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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43413/2022 del 15/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tecchia ha chiesto il riconoscimento della continuazione fra il delitto di associazione mafiosa e una serie di reati contro il patrimonio (tra cui rapine ed estorsioni) valutati in sei distinte sentenze. La Corte territoriale aveva rigettato l'istanza ritenendo che non fossero forniti elementi concreti a dimostrazione che i reati "fine" fossero stati programmati già al momento dell'ingresso di Tecchia nel clan Russo; in particolare la prima rapina del 19/9/2001 non dimostrava la preventiva programmazione delle estorsioni poste in essere dal 2002 al 2008. Il ricorrente ha dedotto violazione degli artt. 671 cod. proc. pen. e 81 cod. pen. e vizio di motivazione, sostenendo che Tecchia fosse associato al clan sin dai primi anni 2000 con il ruolo di esattore e che il clan avesse un piano criminoso unitario che giustificherebbe la continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio che il reato continuato presuppone un disegno criminoso unico e previamente unitario, con la previsione specifica dei reati successivi nella mente del reo; tale prova deve emergere da indici esteriori (omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, abitudini di vita ecc.). Con riferimento al delitto associativo, la Corte ha precisato che non basta la generica appartenenza a un clan dedito alle estorsioni o il ruolo di esattore: occorre invece dimostrare che i singoli reati-fine fossero programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento dell'adesione. Poiché dagli atti non risultava prova di una tale preventiva programmazione per le estorsioni contestate, il riconoscimento della continuazione è stato negato. Il ricorso è stato pertanto rigettato e il ricorrente condannato al pagamento (testo fornito interrotto prima della specificazione completa).

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Il principio sostanziale del reato continuato: occorre un'unicità del disegno criminoso con preventiva e unitaria ideazione dei reati successivi, presenti nella mente del reo nella loro specificità. La Corte lo applica richiedendo indici esteriori che dimostrino la preventiva programmazione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in sede di impugnazione relativa all'esecuzione; la Corte tuttavia valuta la questione sostanziale della continuazione alla stregua dei principi probatori e di diritto penale richiamati.

  • art. 7 legge 203/1991 (aggravante "mafiosa")

    Richiamata nel contesto delle aggravanti applicate ad alcuni reati contro il patrimonio; la presenza dell'aggravante mafiosa non sostituisce la necessità di provare la preventiva programmazione dei singoli reati-fine ai fini della continuazione.

Massime di principio

  • Il reato continuato richiede la prova di un "unico disegno criminoso" già progettato nella sua specificità al momento del primo fatto: la mera contiguità spazio-temporale o la stessa tipologia di reati non sono sufficienti.
  • Nel rapporto fra associazione mafiosa e reati-fine, non basta dimostrare che il sodalizio era dedito a quel tipo di reati o che l'imputato ricopriva un ruolo (es. esattore); occorre provare che i singoli reati-fine erano programmati, almeno nelle linee essenziali, quando l'imputato si è associato.
  • Indicatori probatori rilevanti includono: omogeneità nelle modalità criminali, identità o specifica individuazione delle vittime/obiettivi già pianificati, scambi o disposizioni interne del gruppo che dimostrino un progetto comune, sistematicità e ripetitività delle condotte intese come parte di un piano.
  • La presenza di precedenti decisioni che riconoscono la continuazione per alcuni fatti non implica automaticamente il riconoscimento per altri fatti distinti: ogni episodio richiede verifica puntuale della preventiva programmazione.
  • In sede di esecuzione, come in fase di cognizione, la valutazione della continuazione deve essere motivata sulla base di elementi concreti e non su affermazioni generiche circa l'appartenenza all'organizzazione o il ruolo ricoperto.

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