Sentenza n. 1561/2026 - Roma, Sezione 5
per la declaratoria della illegittimità del silenzio inadempimento serbato dall’Amministrazione in ordine all'istanza del 4 marzo 2025 a mezzo della quale il ricorrente chiedeva al Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria la “[…] REVOCA della sospensione cautelare facoltativa dal servizio disposta con decreto n. -OMISSIS-del 07/04/2022 a carico di -OMISSIS- e allo stesso comunicato in data 08/04/2022 dal Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, nelle more che venga definito il procedimento penale n. -OMISSIS-/2021 RGNR Trib. Rimini (tutt'ora in fase di indagine) e che ha originato la misura di che trattasi, e di sostituzione con altra misura quale ad esempio l'impiego presso altra sezione e/o sede; […]” nonché la “[…] RIAMMISSIONE IN SERVIZIO dell'Agente scelto -OMISSIS- con affidamento a qualsivoglia altro e differente incarico ed anche, ove ritenuto pertinente, con assegnazione ad altra sezione della medesima casa circondariale di Rimini o, ad altra sede; […]”; nonché per la declaratoria dell'obbligo per la P.A. di concludere, senza alcun indugio ed in ogni caso entro e non oltre il termine di legge, il procedimento de quo con l'adozione di un provvedimento espresso e motivato, con eventuale nomina di un Commissario ad acta per il caso di persistente inerzia dell'amministrazione resistente;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente, senza esaminare la legittimità del silenzio dell'Amministrazione né il merito dell'istanza di revoca, sostituzione o riammissione in servizio. Le spese di lite sono state compensate tra le parti, anche in ragione della definizione del giudizio con una pronuncia in rito.
Atto impugnato: Silenzio-inadempimento sull'istanza di revoca o sostituzione della sospensione cautelare facoltativa dal servizio e di riammissione in servizio
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha agito per ottenere la declaratoria dell'illegittimità del silenzio serbato dal Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, sull'istanza del 4 marzo 2025. Con tale istanza chiedeva la revoca della sospensione cautelare facoltativa dal servizio disposta nel 2022, nelle more della definizione di un procedimento penale ancora in fase di indagine, ovvero la sostituzione della misura con altra modalità di impiego, nonché la riammissione in servizio con assegnazione ad altro incarico, sezione o sede. Nel corso del giudizio, con memoria del 7 gennaio 2026, il difensore del ricorrente ha dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione e alla coltivazione del ricorso.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
La disposizione è richiamata quale base processuale per la definizione del giudizio mediante declaratoria di improcedibilità.
art. 85, comma 9, c.p.a.
La disposizione è richiamata insieme all'art. 35 c.p.a. nel quadro della decisione processuale.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- La sopravvenuta carenza dell'interesse concreto e attuale alla decisione determina l'improcedibilità del ricorso avverso il silenzio della pubblica amministrazione, anche quando l'Amministrazione non abbia adottato il provvedimento espresso richiesto nel ricorso.
- Quando il ricorso è definito per sopravvenuto difetto di interesse, il giudice non procede all'esame della legittimità del silenzio né del merito dell'istanza amministrativa sottostante.
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