Sentenza del 27/07/2016 n. 15607 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il contribuente ha impugnato l'accertamento relativo all'anno d'imposta 1999, determinato mediante i parametri previsti dal D.P.C.M. 29 gennaio 1996. Ha contestato, tra l'altro, la carenza e contraddittorietà della motivazione delle sentenze di merito, l'asserita tardività o inefficacia del deposito della copia dell'appello presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, l'errata qualificazione dei parametri come presunzioni legali e la liquidazione delle spese processuali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato d'ufficio inammissibile il ricorso contro il MEF, perché il Ministero non aveva partecipato al giudizio d'appello e quindi non aveva legittimazione passiva. Ha invece respinto il ricorso contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ritenuto valido il termine perentorio di trenta giorni per depositare presso la Commissione tributaria provinciale la copia dell'appello, ha escluso i denunciati vizi di motivazione e ha confermato che parametri e studi di settore costituiscono presunzioni semplici, la cui efficacia deriva dal contraddittorio con il contribuente e può essere superata con prova contraria concreta. Nel caso specifico, le allegazioni del contribuente erano generiche e non supportate da elementi probatori sufficienti. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 3.500 euro, oltre accessori ed eventuali spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2
Il deposito della copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria provinciale doveva essere effettuato entro il termine per la costituzione in giudizio dell'appellante.
Per gli appelli notificati non tramite ufficiale giudiziario, il deposito della copia presso la commissione che ha emesso la sentenza impugnata era soggetto a un termine perentorio di trenta giorni, a pena di inammissibilità. L'adempimento è stato successivamente soppresso dal D.Lgs. n. 175 del 2014.
D.P.C.M. 29 gennaio 1996 e D.P.C.M. 27 marzo 1997
I parametri utilizzati per la ricostruzione dei ricavi o compensi non costituiscono una prova legale automatica, ma strumenti statistici dai quali possono derivare presunzioni semplici.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32
La disposizione è stata richiamata dal contribuente con riferimento alla possibilità di produrre documenti nel processo tributario, ma la censura non ha superato il vaglio della Corte.
Codice civile, art. 156, comma 2
Il contribuente ha invocato l'effetto sanante della norma rispetto al deposito della copia dell'appello; la Corte ha tuttavia confermato la natura perentoria del termine applicabile.
Costituzione, art. 111
L'obbligo di motivazione non impone al giudice di esaminare singolarmente ogni elemento processuale o di confutare analiticamente ogni argomentazione delle parti, purché sia individuabile la ratio decidendi.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 15
La contestazione relativa alle spese processuali è stata dichiarata inammissibile per genericità e difetto di autosufficienza, non essendo stati indicati i parametri necessari per verificare la correttezza della liquidazione.
Sentenze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 26636/2009 e n. 26637/2009
L'accertamento standardizzato basato su parametri o studi di settore fonda presunzioni semplici, non automaticamente decisive. L'Ufficio deve dimostrare l'applicabilità concreta dello standard e confrontarsi con il contribuente; quest'ultimo può fornire qualsiasi prova contraria, anche presuntiva.
Sentenza della Corte costituzionale n. 31/2009
Il termine per il deposito della copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria provinciale è ricavabile dal sistema processuale e coincide con il termine di trenta giorni previsto per la costituzione dell'appellante.
Massime di principio
- Gli accertamenti fondati su parametri o studi di settore non sono automaticamente prove definitive: costituiscono presunzioni semplici e diventano più solide quando l'Ufficio abbia instaurato un contraddittorio effettivo con il contribuente.
- Il contribuente che intenda superare un accertamento standardizzato deve fornire elementi specifici, documentati e riferiti alla propria concreta attività e al periodo d'imposta; contestazioni generiche o meri richiami giurisprudenziali normalmente non sono sufficienti.
- L'Ufficio non può fondare l'accertamento esclusivamente sullo scostamento dai parametri: deve spiegare perché lo standard è applicabile al caso concreto e perché non accoglie le obiezioni del contribuente.
- Nel processo tributario gli adempimenti formali soggetti a termini perentori devono essere eseguiti tempestivamente; il mancato deposito previsto dalla legge può comportare l'inammissibilità dell'impugnazione.
- La sentenza può contenere motivazioni ulteriori o argomentazioni svolte ad abundantiam senza diventare per ciò solo illogica o contraddittoria, purché la ragione decisiva della pronuncia sia coerente e comprensibile.
- Le censure sulle spese devono indicare con precisione le voci e i parametri che si assumono violati; una contestazione generica è esposta all'inammissibilità per difetto di autosufficienza.
- Il ricorso contro un'amministrazione priva di legittimazione passiva, come il MEF quando non abbia partecipato al grado d'appello, è inammissibile.
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