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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12528/2026 del 02/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza della Corte di Appello di Campobasso che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva riconosciuto la continuazione tra più sentenze (periodo 2014-2021) e rideterminato la pena complessiva. Il Procuratore generale deduceva carenza di motivazione e violazione di legge: il giudice dell'esecuzione non avrebbe compiuto un concreto esame degli elementi oggettivi e soggettivi richiesti dall'art. 81 c.p. (unità del disegno criminoso), avendosi limitato a richiamare lo stato di tossicodipendenza del resistente e la precedente applicazione della continuazione, senza valutare la rilevante distanza temporale, l'eterogeneità dei reati e l'assenza di elementi effettivi che dimostrassero una programmazione unitaria delle condotte. Inoltre si censurava la determinazione della pena per non avere rispettato i parametri di cui all'art. 133 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Campobasso per nuovo giudizio. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del giudice dell'esecuzione insufficiente: la riconosciuta continuazione tra i fatti più recenti (2014-2021) e quelli oggetto della precedente ordinanza era fondata essenzialmente sul dato della tossicodipendenza e sulla precedente concessione della continuazione, senza un concreto esame degli elementi indiziari che possano attestare l'unità del disegno criminoso (tempi, modalità, omogeneità dei beni giuridici, rapporti di causa/luogo/tempo). La Corte ha precisato che la tossicodipendenza, seppure rilevabile e allegata, non è di per sé sufficiente a dimostrare la continuità ideativa. Per tali ragioni l'ordinanza è stata annullata e rinviata per nuovo esame; la questione sulla misura della pena è stata ritenuta assorbita.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La continuazione richiede l'esistenza di una sostanziale unicità del disegno criminoso; il giudice deve compiere un esame concreto di tempi, modalità e indici atti a dimostrare la programmazione unitaria delle condotte; non è sufficiente la mera abitualità delinquenziale

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Il riferimento alla condizione di tossicodipendenza è posto a fini probatori (onere di allegazione); tale stato può essere un indicatore dell'unità di ideazione ma non determina automaticamente il riconoscimento della continuazione

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nel motivo relativo alla quantificazione della pena: la Corte ha ritenuto la censura assorbita dall'annullamento per vizio della riconoscimento della continuazione, rimandando alla cognizione di merito ogni nuova valutazione di dosimetria

Massime di principio

  • La continuazione (art. 81 c.p.) richiede la prova, anche indiziaria ma concreta, di un'unitaria programmazione delle condotte: il giudice deve motivare sui tempi, modalità, omogeneità del bene tutelato e altri indici significativi
  • La tossicodipendenza può essere un elemento indicatore dell'unità di ideazione ma non costituisce di per sé prova sufficiente della continuazione; occorre che sia correlata ad altri elementi rilevanti
  • La mera applicazione precedente della continuazione non giustifica automaticamente l'estensione ad altri fatti successivi senza un nuovo e specifico esame motivato
  • Se la continuazione è riconosciuta in presenza di ampi intervalli temporali e di reati eterogenei il giudice deve indicare ragioni concrete che giustifichino l'unicità del disegno criminoso; in mancanza la decisione rischia l'annullamento
  • Quando la qualificazione giuridica come continuazione è annullata, le questioni relative alla determinazione della pena possono risultare assorbite e vanno ricalcolate dal giudice di merito nel nuovo esame

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