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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15808/2025 del 23/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca 'allargata' ex art. 240-bis c.p. (giacenze bancarie e immobili ad Anzio) e l'applicazione della custodia cautelare personale per il reato aggravato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La difesa ha dedotto: vizio di motivazione e violazione di legge sulla sussistenza del fumus commissi delicti; mancanza o carenza della valutazione del periculum in mora; sproporzione tra beni e redditi e mancanza di prova dell'intestazione fittizia dei beni; richiami alla ripartizione dell'onere della prova, al criterio temporale dei beni acquistati anteriormente ai fatti contestati e alla legittimità costituzionale (artt. 2, 3, 27, comma 2, 117 Cost.).

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 325 cod. proc. pen., il ricorso contro ordinanze su misure cautelari reali sia ammesso solo per violazione di legge; le censure mosse erano generiche e non dimostravano una motivazione inesistente o apparente. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la sussistenza del fumus (sussistenza di gravi indizi per 416-bis), la sproporzione tra redditi dichiarati e beni in disponibilità e il periculum in mora (rischio di dispersione e consumo dei beni, nonché indizi di intestazione fittizia). Pur riscontrando qualche profilo di apparente contraddittorietà nella parte relativa alla titolarità dei beni, la Corte ha ritenuto che ciò non fosse idoneo a rendere l'intera motivazione apparente o illegittima. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma che prevede il sequestro preventivo finalizzato alla confisca 'allargata'; la Corte ritiene che, pur essendo centrata sulla sproporzione tra beni e redditi, l'applicazione richiede comunque valutazioni sul fumus e sul periculum in mora e va parametrata ai reati richiamati (es. 416-bis).

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che vi fossero gravi indizi di colpevolezza a carico della ricorrente, elemento rilevante ai fini del fumus per il sequestro finalizzato alla confisca.

  • art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen. (richiamato)

    Richiamato come riferimento per i delitti rilevanti ai fini dell'art. 240-bis; sottolinea i collegamenti normativi tra misure reali e tipologie di reato.

  • art. 325, comma 1 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro ordinanze in tema di misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge; la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di specifiche censure di illegittimità.

  • art. 606, comma 1, lett. c) ed e) cod. proc. pen.

    Riferimento ai limiti del sindacato di motivazione in Cassazione: la motivazione può essere esaminata nei termini previsti dalla norma; la Corte ricorda che censura motivazionale è ammessa solo in casi di motivazione inesistente o apparente, altrimenti il controllo è limitato.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Prevede la sanzione di nullità per motivazione assente o apparente; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che definisce la soglia per ritenere la motivazione inesistente o apparente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali e a somme a favore della Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto che l'inammissibilità evidente del ricorso comportasse profili di colpa e ha applicato la sanzione.

  • art. 321, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al sequestro preventivo finalizzato alla confisca; il provvedimento impugnato è stato adottato anche ai sensi di questa norma.

  • Artt. 2, 3, 27 comma 2, 117 Cost.

    Richiamati dalla difesa per profili di illegittimità costituzionale; la Corte non ha ritenuto le censure fondate né ha approfondito la questione essendo il ricorso generico e inammissibile.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze su misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge: censure generiche sulla motivazione sono inammissibili a meno che non si dia conto di una motivazione inesistente o apparente.
  • Anche per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca 'allargata' (art. 240-bis) il giudice deve valutare il fumus del reato, il periculum in mora e la sproporzione tra beni e redditi: la sproporzione non esclude la necessità di valutare gli altri presupposti.
  • Il periculum in mora va motivato con riferimento a concrete ragioni (rischio di dispersione, consumo dei beni, indizi di intestazione fittizia ecc.) e la motivazione è valida se adeguata, proporzionata e non meramente generica.
  • Contraddizioni o imprecisioni nella motivazione non determinano automaticamente l'annullamento: devono essere così radicali da rendere l'apparato argomentativo inesistente o privo dei requisiti minimi di coerenza e completezza.
  • Sul tema dell'intestazione fittizia e del criterio temporale dei beni, occorre fornire elementi specifici nel giudizio di merito: richiami giurisprudenziali generici senza correlazione fattuale sono insufficienti in cassazione.
  • In casi di ricorso manifestamente infondato o proceduralmente inammissibile, il ricorrente può essere condannato a rifondere le spese e a pagare somme a titolo di ammenda.

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