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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 560/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Termini Vanessa Fulvia ha dedotto la prescrizione del reato per presunto decorso del termine in data anteriore alla pronuncia d'appello, sostenendo che il furto fosse stato commesso il 16/02/2016 e quindi prescritto il 21/09/2023. Demetrio Elisa ha denunciato vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto), sostenendo che la speciale causa avrebbe dovuto essere applicata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Per Termini è stato accertato un errore materiale nella data riportata nella sentenza (16/02/2016) e la data corretta, risultante dagli atti (decreto di citazione e denunce), è il 16/02/2018; pertanto la prescrizione ricade al 21/09/2025 e non è intervenuta. Per Demetrio la negazione dell'applicazione dell'art. 131-bis è stata ritenuta corretta, essendo emersa l'abitualità dell'autrice dei fatti sulla base di plurime condanne definitive (sette) e nella conformità al principio delle Sezioni Unite che richiede almeno altri due reati della medesima indole per configurare abitualità. Conseguentemente i ricorsi sono respinti, le ricorrenti sono condannate al pagamento delle spese processuali e ciascuna al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    La norma sulla non punibilità per particolare tenuità è stata interpretata come non applicabile quando ricorra una condotta abituale; le Sezioni Unite hanno qualificato l'abitualità come la commissione di almeno altri due reati della stessa indole, ostando così al beneficio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale fondamento per l'ordine di versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; autorizza la condanna al pagamento di una somma a titolo di ammenda processuale.

  • Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 (Tushaj)

    Giurisprudenza delle Sezioni Unite che definisce il concetto di 'abitualità' ai fini dell'art. 131-bis: è abituale il comportamento quando l'autore ha commesso almeno altri due reati della medesima indole oltre a quello per cui si procede.

Massime di principio

  • Un errore materiale nella data indicata nella sentenza può essere rettificato se dagli atti emerge la data corretta (decreto di citazione, denunce): la rettifica impedisce di considerare prescritti i reati sulla base della data erronea.
  • La prescrizione va calcolata sulla base della data effettiva del reato risultante dagli atti processuali e tenendo conto di eventuali sospensioni dei termini; occorre verificare sempre i documenti formali (attribuzione della data nel decreto di citazione, notifiche, denunce).
  • L'applicazione dell'art. 131-bis (tenuità del fatto) è preclusa quando sussista abitualità; secondo le Sezioni Unite, l'abitualità richiede almeno due altri reati della stessa indole oltre a quello in contestazione.
  • In Cassazione i motivi devono dimostrare errori di diritto o vizii di motivazione rilevanti; motivi manifestamente infondati possono determinare l'inammissibilità e l'imposizione delle spese e delle ammende.
  • La presenza di plurimi precedenti specifici e condanne definitive è elemento decisivo per contrastare la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità.

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