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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22689/2025 del 17/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi confermato gli effetti della decisione impugnata e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Venezia che aveva confermato la condanna di primo grado per tentato furto in abitazione aggravato. Con l'unico motivo la difesa ha denunciato erronea applicazione della legge penale, contestando la valutazione del compendio probatorio svolta dai giudici di merito e sostenendo che i fatti avrebbero dovuto essere riqualificati come violazione di domicilio anziché come tentato furto. La Corte di cassazione ha ritenuto la censura inammissibile perché diretta a sollecitare una nuova valutazione di fatto e comunque riproduttiva di questioni già esaminate e disattese con argomenti giuridicamente corretti dal giudice di merito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito devolvere censure che, sotto l'apparente forma della violazione di legge, si risolvano in mere doglianze in fatto sulla valutazione delle prove compiuta dai giudici di merito.
  • È inammissibile il ricorso che riproponga questioni già esaminate e disattese dal giudice di merito con motivazione logicamente e giuridicamente corretta, senza evidenziare un effettivo vizio di legittimità.
  • La diversa qualificazione giuridica del fatto non può essere richiesta in cassazione quando l'argomentazione difensiva mira sostanzialmente a contestare la ricostruzione fattuale già accertata nei gradi di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

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