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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6255/2024 del 12/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Milano del 18/02/2023 che, pur avendo confermato la sospensione condizionale della pena accordata in primo grado, aveva negato il beneficio della non menzione. Hanno dedotto che la Corte non ha fornito una motivazione specifica e puntuale sul diniego della non menzione, limitandosi a richiami generici e senza illustrare perché gli elementi che giustificavano la sospensione condizionale non dovessero valere anche per la non menzione.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato. Richiamando i criteri dell'art. 133 cod. pen. e la giurisprudenza sul punto, ha rilevato che la motivazione della Corte territoriale era insufficiente (si limitava a menzionare "negatività nelle loro specificità personologiche" senza precisarne natura e consistenza) e che, dato l'accertato stato di marginalità e gli elementi favorevoli, non sono stati indicati motivi ostativi alla non menzione. Perciò la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa al diniego della non menzione e ha riconosciuto direttamente la non menzione della condanna ex art. 175 cod. pen. a favore di entrambi i ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 133 cod. pen.

    La non menzione è concessa secondo i criteri di cui a questo articolo ed è finalizzata a favorire il ravvedimento del condannato eliminando conseguenze che ostacolano il lavoro e il reinserimento sociale.

  • art. 175 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla non menzione della condanna: la decisione ha riconosciuto la non menzione della condanna ex art.175 cod. pen. ai ricorrenti.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 24362 del 22/02/2023 (Magnasco, Rv. 284669)

    Conferma la finalità della non menzione di favorire il ravvedimento e rimuovere conseguenze che compromettano la possibilità di lavoro.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 32963 del 04/06/2021 (Fusari, Rv. 281787)

    Quando è concessa la sospensione condizionale della pena, il giudice che nega la non menzione deve indicare motivazioni specifiche per cui gli stessi elementi non giustificano anche la non menzione, ovvero addurre elementi ulteriori e di segno contrario.

Massime di principio

  • La non menzione è uno strumento volto al reinserimento e va valutata con riferimento ai criteri dell'art. 133 cod. pen.; la sua concessione può essere distinta dalla sospensione condizionale ma richiede motivazione specifica se negata.
  • Se il giudice concede la sospensione condizionale e ci sono elementi di marginalità sociale e ravvedimento, la negazione della non menzione richiede motivazioni concrete e non generiche; la mancanza di tali motivazioni può comportare l'annullamento della decisione relativa alla non menzione.
  • In casi simili, il difensore dovrebbe sollecitare che il giudice espliciti in motivazione le ragioni ostative alla non menzione o, in assenza di ostacoli concreti, richiedere l'applicazione della non menzione per favorire il reinserimento lavorativo e sociale.
  • La Corte di legittimità può, quando i presupposti sono chiari e non contestati, annullare senza rinvio la parte della sentenza relativa alla non menzione e disporne l'applicazione diretta, evitando un nuovo giudizio di merito.

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