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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37034/2024 del 07/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il difensore ha depositato il certificato di morte di Antonio Crialese (deceduto il 13/08/2024). La Corte di Cassazione ha rilevato la sopravvenuta estinzione del reato per morte dell'imputato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Decisione resa in Roma il 23/09/2024.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Crialese ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Perugia che aveva confermato la condanna emessa dal GUP di Perugia del 22/03/2022 per i reati previsti dagli artt. 110 e 73, commi 1 e 4, del d.P.R. n. 309/1990 (reati in materia di stupefacenti) in concorso con Aprile Valerio Ciro. La pena confermata era di 4 anni e 6 mesi di reclusione e multa di euro 24.000,00. Il ricorrente denunciava violazione di legge in relazione all'art. 133 c.p. e censurava insufficienza e illogicità della motivazione, sostenendo che la confessione e il comportamento collaborativo avrebbero dovuto rilevare ai fini della determinazione della pena secondo l'art. 133 c.p.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato in fatto come norma sul concorso di persone nel reato: Crialese è stato giudicato in concorso con altro soggetto (Aprile Valerio Ciro).

  • art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990

    Norma del testo unico stupefacenti che definisce e sanziona le condotte di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti: è la fattispecie-base della condanna confermata in appello.

  • art. 133 c.p.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche e sulla determinazione della pena: il ricorrente sosteneva che la confessione e il comportamento collaborativo dovessero essere valutati positivamente ai fini di una diminuzione della pena; la corte territoriale aveva ritenuto la confessione irrilevante, punto censurato dal ricorso. Tuttavia la Cassazione, per effetto della morte sopravvenuta, non è entrata nel merito definitivo della valutazione di questo profilo.

  • Principio dell'estinzione del reato per morte dell'imputato

    Principio di diritto applicato dalla Corte: la morte dell'imputato determina l'estinzione del reato e dei correlativi effetti penali e processuali, comportando l'annullamento della sentenza impugnata senza rinvio.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato estingue il reato e i relativi effetti processuali: le pronunce di condanna devono essere annullate senza rinvio quando si accerti la sopravvenuta morte dell'imputato prima dell'esecuzione o dell'esaurimento del processo.
  • Le questioni sostanziali sulla determinazione della pena (ad es. rilevanza della confessione o del comportamento collaborativo ai sensi dell'art. 133 c.p.) restano rilevanti solo se il processo continua; se il reato si estingue per morte, tali questioni diventano prive di oggetto.
  • Il difensore o le parti devono tempestivamente informare il giudice del decesso mediante deposito del certificato di morte per consentire la declaratoria di estinzione del reato e l'adozione delle conseguenti statuizioni processuali.
  • Un ricorso per cassazione che impugni questioni di pena può essere reso inammissibile o privo di effetto se sopravviene l'estinzione del reato; la Corte di Cassazione provvede allora all'annullamento senza rinvio.
  • Quando si contesta la mancata valutazione di circostanze attenuanti (es. confessione), è importante fissare e documentare la prova della collaborazione durante il grado di giudizio ancora utile, perché tale valutazione decade se il procedimento si estingue per cause sopravvenute.

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