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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6539/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per rapina aggravata (consumata e tentata) decisa in rito abbreviato. Deducevano: (i) violazione dell'art. 29 c.p. con riferimento a MICALUDI per l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, nonostante la pena base per il reato più grave, dopo la diminuzione per il rito, fosse inferiore a tre anni; (ii) vizio di motivazione sulla misura degli aumenti per i cd. reati satellite, censurando l'aumento di mesi quattro e Euro 60 di multa applicato in modo "lineare" sia ai reati consumati sia a quelli tentati, ritenuto illogico dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo relativo alla illegittima applicazione della pena accessoria sul profilo del MICALUDI: ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente all'interdizione dai pubblici uffici applicata a MICALUDI e ha eliminato tale pena accessoria. Quanto al resto, la Cassazione ha rigettato le censure: ha ritenuto adeguati gli aumenti applicati ai reati satellite, considerandoli modesti rispetto alla pena-base e congrui anche alla luce della particolare violenza di taluni episodi. Di conseguenza il ricorso di ZAGOTTO è stato respinto e condannato alle spese; il ricorso di MICALUDI è stato respinto nel resto, salvo l'annullamento della pena accessoria.

Norme richiamate

  • art. 29 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che la pena accessoria sia illegittimamente applicata quando venga determinata sulla base della pena risultante dopo l'aggiunta degli aumenti (es. per continuazione) anziché sulla base della pena relativa al reato più grave (eventualmente ridotta per il rito); se quest'ultima è inferiore al limite previsto (tre anni) non può essere applicata l'interdizione dai pubblici uffici

  • Principio giurisprudenziale (Cass., Sez. 2, n. 7188 del 11/10/2018, Elgendy)

    Sez. 2, n. 7188 del 11/10/2018, dep. 2019, Elgendy, Rv. 276320

    Confermato il principio secondo cui l'illegalità della pena accessoria, se applicata erroneamente, è rilevabile d'ufficio in Cassazione anche quando il ricorso sia inammissibile; il parametro di riferimento per la pena accessoria è la pena principale relativa al reato più grave, prima degli aumenti

Massime di principio

  • La pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici va determinata sulla base della pena relativa al reato più grave (calcolata eventualmente con la diminuzione per il rito), e non sulla somma finale dopo gli aumenti: se quella pena è inferiore al limite previsto (tre anni), l'accessorio non può essere applicato
  • In Cassazione è possibile rilevare d'ufficio l'illegalità della pena accessoria anche se il ricorso è altrimenti inammissibile; pertanto va sempre verificata la corretta quantificazione e il momento di valutazione della pena principale
  • Le valutazioni del giudice di merito sulla congruità della misura degli aumenti per reati satellite sono soggette a sindacato limitato in Cassazione: purché la motivazione mostri un giudizio complessivo non illogico e proporzionato rispetto alla gravità degli episodi, la Corte suprema tende a confermare tali apprezzamenti
  • La scelta di applicare aumenti identici a reati consumati e tentati può essere legittima se giustificata da una valutazione complessiva della gravità e della offensività delle condotte; tuttavia la motivazione deve permettere di comprendere il nesso fra la misura adottata e le circostanze aggravanti
  • In sede di impugnazione è essenziale verificare l'ordine di calcolo delle pene (pena base del reato più grave, diminuzioni previste, aggiunte per continuazione ecc.) perché errori procedurali in tale sequenza possono rendere illegittime pene accessorie e comportare annullamento senza rinvio

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