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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27022/2021 del 06/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (docenti)

La controversia

La controversia riguarda la ricostruzione della carriera di alcuni docenti statali con anzianità di servizio maturata durante il precariato. La Corte d'appello aveva disapplicato l'art. 485 d.lgs. 297/1994 perché in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, e aveva ritenuto di dover disapplicare anche il correttivo dell'art. 489 del medesimo decreto; tuttavia aveva comunque escluso dal computo della carriera tutti i periodi di lavoro precario inferiori a 180 giorni per anno scolastico. I docenti hanno proposto ricorso per cassazione con un unico motivo ex art. 360, n. 3, c.p.c., denunciando violazione e falsa applicazione della clausola 4 dell'Accordo quadro e degli artt. 485 e 489 d.lgs. 297/1994. Il Ministero ha resistito chiedendo il rigetto, o in subordine la cassazione con rinvio per il ricalcolo secondo la giurisprudenza di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha richiamato il principio già affermato in tema di docenti a tempo determinato poi immessi nei ruoli, secondo cui l'art. 485 d.lgs. 297/1994 va disapplicato quando, applicando i criteri interni e l'art. 489, l'anzianità riconosciuta risulti inferiore a quella spettante al docente comparabile assunto ab origine a tempo indeterminato. Ha precisato che, nella comparazione, non devono essere valorizzate le interruzioni tra rapporti né applicata la regola di equivalenza dell'art. 489, e che vanno computati il servizio effettivo prestato e, se del caso, i periodi di assenza che non comportano decurtazione di anzianità; sono esclusi solo gli intervalli tra un incarico e l'altro e, per le supplenze diverse da quelle annuali, i mesi estivi. La Corte d'appello si era discostata da tali principi escludendo in blocco i servizi precari inferiori a 180 giorni, così violando la corretta regola di calcolo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata in parte qua, con rinvio alla Corte d'appello di Palermo in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    unico motivo formulato ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c.

    consente di denunciare in cassazione la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, comprese le fonti eurounitarie rilevanti nel rapporto.

  • clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE

    violazione e/o falsa applicazione della clausola 4 dell'Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70/Ce

    impone il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori comparabili a tempo indeterminato anche ai fini dell'anzianità di servizio.

  • art. 485 d.lgs. 297/1994

    l'art. 485 del d.lgs. n. 297 del 1994 deve essere disapplicato

    va disapplicato quando i criteri ivi previsti, combinati con l'art. 489, conducono a un trattamento peggiorativo dell'assunto a tempo determinato poi immesso in ruolo rispetto al comparabile a tempo indeterminato.

  • art. 489 d.lgs. 297/1994

    non applicare la regola dell'equivalenza fissata dal richiamato art. 489

    non può essere utilizzato per neutralizzare il principio di parità di trattamento e, in caso di contrasto con il diritto UE, deve essere disapplicato insieme all'art. 485.

  • art. 11, comma 14, L. n. 124 del 1999

    come integrato dall'art. 11, comma 14, della I. n. 124 del 1999

    rileva nel sistema interno di riconoscimento dell'anzianità, ma non può portare a un risultato inferiore a quello del docente comparabile assunto a tempo indeterminato.

  • art. 118, co. 2, disp. att. c.p.c.

    ai sensi dell'118, co. 2, disp. att. c.p.c.

    consente il rinvio alla motivazione di un precedente conforme già condiviso dalla Corte.

  • art. 380 bis c.p.c.

    ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c.

    regola la proposta del relatore e la trattazione camerale non partecipata.

Massime di principio

  • In tema di ricostruzione della carriera del personale scolastico assunto a tempo determinato e poi immesso in ruolo, il giudice deve verificare se l'applicazione delle norme interne sull'anzianità determini un trattamento meno favorevole rispetto a quello del personale assunto ab origine a tempo indeterminato; in tal caso le disposizioni interne contrastanti con la clausola 4 dell'Accordo quadro vanno disapplicate.
  • Nella comparazione tra docente a termine poi stabilizzato e docente a tempo indeterminato comparabile non devono essere valorizzate le interruzioni tra un rapporto e l'altro né può essere applicata una regola di equivalenza che riduca in modo automatico l'anzianità maturata.
  • Ai fini del computo dell'anzianità vanno considerati il servizio effettivamente prestato e, se del caso, i periodi di assenza che l'ordinamento non fa incidere sull'anzianità; restano esclusi soltanto gli intervalli tra incarichi successivi e, per le supplenze non annuali, i mesi estivi nei quali il rapporto è cessato.
  • È illegittima una regola che escluda in blocco dal riconoscimento di carriera i servizi precari inferiori a una certa soglia di durata annua, quando tale esclusione non sia coerente con il criterio della parità di trattamento imposto dal diritto dell'Unione.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della provaPrimato del diritto dell'Unione europeaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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