Cassazione Penale, Sentenza n. 23390/2022 del 15/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto della Corte d'appello che aveva confermato in larga parte la confisca di prevenzione di numerosi beni ritenuti nella disponibilità effettiva di Francesco Manno, affiliato a una cosca di 'ndrangheta. I ricorrenti contestano: 1) l'omesso accertamento dell'attualità della pericolosità sociale del proposto (violazione artt. 6 e 7 d.lgs. n.159/2011); 2) la confisca nonostante la prova della liceità della provvista impiegata per gli acquisti (violazione art. 24 d.lgs. n.159/2011). Sostengono mancanza di correlazione temporale tra gli acquisti e il periodo di pericolosità (2008-2010), insufficiente prova dell'origine illecita dei capitali e assenza di dimostrazione che il proposto abbia percepito proventi illeciti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I motivi: a) i ricorsi dei terzi interessati (C. Bonaffini e F. Manno) sono inammissibili perché i terzi, in ipotesi di fittizia intestazione, possono limitarsi a rivendicare la titolarità effettiva del bene e non possono contestare i presupposti della misura (pericolosità, sproporzione, provenienza); b) il ricorso del proposto Francesco Manno è inammissibile per manifesta infondatezza e per genericità: la Corte ha ritenuto che la pericolosità qualificata fosse delimitata temporalmente (2008-2010) e che la confisca riguardasse beni acquistati in quel periodo (spiegazione supportata dalla revoca della confisca solo per beni acquistati fuori da quel periodo). Quanto alla provenienza dei capitali, la Cassazione ha ribadito che l'onere difensivo di allegare elementi fattuali idonei a dimostrare la lecita provenienza e la non sproporzione degli esborsi grava sul soggetto sottoposto alla misura; la mera indicazione dell'esistenza di provvista non è sufficiente. Sono state confermate le statuizioni di condanna per spese processuali e il pagamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende per ciascun ricorrente.
Norme richiamate
decreto legislativo n. 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) - art. 6
art. 6 usato come riferimento ai presupposti delle misure di prevenzione patrimoniali e alla necessità di accertare la pericolosità qualificata del proposto; la Corte sottolinea che la valutazione può essere temporalmente delimitata e che la confisca deve riferirsi a beni acquisiti nel periodo di pericolosità.
decreto legislativo n. 159 del 2011 - art. 7, comma 2
richiama i criteri per l'accertamento della pericolosità sociale e l'ambito temporale della stessa; la Corte ha ritenuto regolare la delimitazione temporale della pericolosità (2008-2010) e la correlazione con gli acquisti oggetto di confisca.
decreto legislativo n. 159 del 2011 - art. 24
disciplina la possibilità per il soggetto sottoposto alla misura di dimostrare la provenienza lecita dei beni; la Corte afferma che grava sul ricorrente l'onere di allegare elementi fattuali idonei a provare la liceità della provvista e la non sproporzione degli esborsi.
codice di procedura penale - art. 591, comma 1, lett. c)
norma richiamata per l'inammissibilità per difetto di specificità del motivo di ricorso: un motivo che non confronta le ragioni della decisione impugnata con quelle dedotte in Cassazione è inammissibile.
codice di procedura penale - art. 616, comma 1
consente la condanna dei ricorrenti al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende; la Corte ha fissato la somma in euro 3.000,00 per ciascun ricorrente.
Giurisprudenza di cassazione richiamata (principi applicati)
varie sentenze di Sezioni Unite e Sezioni varie sono state richiamate per il principio secondo cui il terzo fittiziamente intestatario può limitarsi a rivendicare la titolarità e non può contestare i presupposti della misura; e per il principio che l'onere di allegazione della provenienza lecita spetta al soggetto sottoposto alla misura (esempi citati: Icardi; Hudorovic; Simply; Salanitro; Catalano; D'Agostino).
Massime di principio
- I terzi formalmente intestatari di beni oggetto di confisca di prevenzione possono rivendicare solo la titolarità effettiva e non sono legittimati a contestare i presupposti della misura (pericolosità del proposto, sproporzione, provenienza illecita).
- La pericolosità qualificata può essere delimitata temporalmente: la confisca può riguardare solo i beni acquisiti nel periodo in cui la pericolosità è stata accertata.
- Sull'imputato/proposto grava l'onere di allegare elementi fattuali concreti che permettano al giudice di ritenere che i beni sono stati acquisiti con provvista lecita e che gli esborsi non sono sproporzionati rispetto alla capacità reddituale; la sola indicazione dell'esistenza di provvista non è sufficiente.
- Se l'atto impugnato contiene motivazioni che spiegano la correlazione temporale e la sproporzione tra beni e redditi, il ricorso che non affronta in modo specifico tali ragioni è inammissibile per genericità.
- In procedimenti di prevenzione patrimoniale, la mancanza di prova dell'origine illecita non comporta automaticamente la revoca della confisca se permangono elementi di sproporzione o di sospetto che il bene sia riconducibile al periodo di pericolosità.
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