Cassazione Penale, Sentenza n. 11094/2022 del 28/03/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva accolto il ricorso dell'indagata disponendo la scarcerazione. Ha dedotto, in sintesi: (1) carenza di motivazione, sostenendo che il Tribunale non ha spiegato perché gli elementi indiziari non configurino almeno una detenzione "mono-soggettiva" (rilevando conversazioni captate in cui l'indagata affermava di disporre di stupefacente acquistato dalla Calabria e forniva dettagli/consigli sul traffico); (2) contraddittorietà della motivazione, poiché il Tribunale ha elencato elementi indicativi di reato ma ha poi escluso la gravità indiziaria senza chiarire il motivo; (3) illogicità nella interpretazione delle intercettazioni, che sono state catalogate come vanterie criminali nonostante il sequestro di oltre 1 kg di cocaina presso l'abitazione dell'indagata al momento dell'esecuzione della misura.
La decisione
La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio secondo cui il sindacato in Cassazione sulle misure cautelari personali è limitato a violazioni di legge o a manifesta illogicità della motivazione e non può sostituirsi al giudice del merito nella valutazione dei fatti. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito un percorso argomentativo congruo: le intercettazioni sono state analizzate puntualmente e interpretate come indicanti una posizione sostanzialmente passiva dell'indagata rispetto all'attività del nipote; le affermazioni sul possesso di droga sono state valutate come indicazione di possesso di quantità e tipo non specificato e non collegate agli eventi oggetto della provvisoria incolpazione (risalenti al 2018); il sequestro di stupefacente all'atto della misura è stato ritenuto temporalmente e fattualmente scollegato dai fatti contestati. Non essendo riportate nella motivazione mancanze di rilievo giuridico o illogicità manifeste, il ricorso del Procuratore è stato respinto per inammissibilità.
Norme richiamate
D.L. n.137/2020, art. 23, comma 8
Richiamata solo in ordine alla modalità di trattazione del ricorso (procedura), non incide sul merito: indica la norma cui è stato dato seguito per il trattamento del ricorso.
Orientamenti giurisprudenziali sulla revisione in Cassazione delle misure cautelari personali (Sez. U, n. 11/22.3.2000 e successive pronunce richiamate)
Principio interpretato dalla Corte: il sindacato in Cassazione è limitato alla verifica della sussistenza di motivazione giuridicamente significativa e all'accertamento di illogicità manifesta; non è consentito un nuovo apprezzamento del merito o una rivalutazione delle circostanze fattuali già considerate dal giudice di merito.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro provvedimenti in materia di misure cautelari personali è ammissibile solo per vizio di legge o per manifesta illogicità della motivazione; non serve a rimettere in discussione la valutazione probatoria del giudice di merito.
- Il giudice del riesame deve esporre le ragioni giuridicamente significative che giustificano la misura e non deve presentare contraddizioni evidenti; se lo fa, la Cassazione non può sostituirsi a tale valutazione.
- Le dichiarazioni intercettate in cui l'indagato ammette possesso di stupefacenti non sono di per sé sufficienti a configurare la gravità indiziaria rispetto a specifiche imputazioni: è necessario che vi sia un nesso oggettivo e temporale tra tali affermazioni e i fatti contestati.
- Il ritrovamento di stupefacente in un momento successivo non è automaticamente riconducibile a fatti di incolpazione anterioresenza: occorre dimostrare connessione con le condotte contestate per fondare la misura cautelare.
- Per il pubblico ministero, la strategia migliore in casi analoghi è dimostrare violazioni di legge o profili di manifesta illogicità nella motivazione del giudice del riesame (es. omissioni argomentative rilevanti, contraddizioni evidenti), invece di limitarsi a chiedere una diversa valutazione dei fatti.
- La differenziazione tra ruolo attivo e ruolo passivo nell'ambito di un presunto traffico di stupefacenti è decisiva: la sola conoscenza o l'aver fornito consigli riferiti ad altri non sostituisce prove di partecipazione diretta e coordinata all'illecito.
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