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Sentenza

Sentenza n. 14024/2026 - Roma, Sezione 5B

Giustizia amministrativa202002830

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreti ministeriali di rigetto delle istanze di concessione della cittadinanza italiana per motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato i decreti con cui il Ministero dell’Interno aveva respinto le loro domande di cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Il diniego era fondato su elementi di rischio per la sicurezza della Repubblica riferiti soprattutto a uno dei ricorrenti, padre e coniuge degli altri due, consistenti in comportamenti ostili e discriminatori per motivi religiosi, estremismo religioso, segnalazioni all’autorità giudiziaria e denunce per discriminazione religiosa, minaccia, violenza privata e violazione di domicilio, pur in assenza di condanne penali. I ricorrenti hanno dedotto violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990, degli artt. 24 e 113 Cost. e dell’art. 6 della legge n. 91/1992, nonché eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione, travisamento dei fatti e manifesta irragionevolezza. Hanno contestato la sufficienza della motivazione, l’attendibilità degli elementi informativi riservati, la rilevanza dei rapporti familiari e l’assenza di specifici precedenti penali. Hanno inoltre evidenziato l’integrazione sociale dei richiedenti, la presenza di altri figli già cittadini italiani e lo status di rifugiato politico del familiare direttamente interessato.

La decisione

Il TAR ha riunito e respinto tutti i ricorsi, ritenendo legittimi i dinieghi. La concessione della cittadinanza per residenza ultradecennale è stata qualificata come espressione di amplissima discrezionalità amministrativa e come atto di alta amministrazione, volto a valutare l’opportunità dell’inserimento dello straniero nella comunità nazionale e la sua compatibilità con gli interessi pubblici, inclusa la sicurezza della Repubblica. Il giudice ha ritenuto legittimo fondare il diniego su informazioni provenienti dagli organismi di sicurezza dello Stato, anche quando non emergano condanne penali, poiché la valutazione ha natura preventiva e prognostica e può riguardare pericoli potenziali. In presenza di informazioni classificate, la motivazione è sufficiente quando consente di comprendere l’iter logico seguito dall’amministrazione; non è necessario indicare analiticamente tutte le fonti e le circostanze riservate. Il richiamo per relationem alle informative dei servizi di sicurezza è idoneo a motivare il diniego, mentre il diritto di difesa può essere garantito mediante l’ostensione giudiziale degli atti con le cautele necessarie. Il TAR ha inoltre ritenuto legittimo valorizzare, ai fini della valutazione prognostica, i rapporti familiari stretti con il soggetto controindicato, poiché tali legami possono comportare il rischio di agevolazione, anche indiretta, di condotte pericolose. La soglia probatoria applicabile è preventiva e probabilistica: non occorre la certezza oltre ogni ragionevole dubbio, essendo sufficiente una prognosi attendibile secondo il criterio del più probabile che non, o anche una situazione di dubbio qualificato in presenza di comprovati motivi di sicurezza nazionale. Le doglianze di difetto di motivazione, travisamento e irragionevolezza sono state quindi ritenute infondate. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno: … f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica

    La residenza legale ultradecennale costituisce un presupposto per presentare la domanda, ma non attribuisce un diritto alla cittadinanza; la decisione resta rimessa a un’ampia valutazione discrezionale dell’amministrazione, comprensiva della sicurezza della Repubblica e delle prospettive di inserimento nella comunità nazionale.

  • art. 3 l. 241/1990

    Nei dinieghi di cittadinanza fondati su ragioni di sicurezza nazionale, la motivazione è sufficiente se rende comprensibile l’iter logico della decisione; non deve necessariamente esporre analiticamente le fonti e tutti gli elementi coperti da riservatezza. Il richiamo per relationem alle informative riservate può soddisfare l’obbligo motivazionale.

  • art. 6 l. 91/1992

    È richiamato dai ricorrenti quale parametro di legittimità del diniego, ma la sentenza non ne sviluppa una specifica interpretazione autonoma.

  • artt. 24 e 113 Cost.

    Il diritto di difesa e la tutela giurisdizionale non impongono la divulgazione integrale di informazioni classificate; possono essere garantiti attraverso l’ostensione degli atti in sede giudiziale, con le cautele necessarie alla tutela della riservatezza e della sicurezza nazionale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per disporre l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi dei ricorrenti.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È stato richiamato, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per residenza ultradecennale non costituisce un diritto del richiedente: la residenza integra soltanto il presupposto per proporre la domanda, mentre l’amministrazione conserva un’ampia discrezionalità nel valutare l’opportunità dell’inserimento nella comunità nazionale e la capacità del richiedente di rispettare i doveri derivanti dallo status civitatis.
  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza, la tutela della sicurezza della Repubblica consente all’amministrazione di fondare il diniego su una valutazione preventiva e prognostica di pericolo, anche potenziale, senza necessità di una condanna penale o della prova di una concreta lesione già verificatasi.
  • Quando il diniego di cittadinanza si fonda su informazioni riservate degli organismi di sicurezza, l’obbligo di motivazione è assolto se il provvedimento rende comprensibile il percorso logico della decisione e richiama per relationem le informative, senza dover divulgare analiticamente fonti, metodi e tutti i fatti coperti da riservatezza.
  • Gli elementi di pericolosità riferiti a un familiare stretto del richiedente possono essere valutati nel procedimento di naturalizzazione, poiché i rapporti coniugali, filiali o fraterni possono fondare, secondo una prognosi probabilistica, il rischio di agevolazione o sostegno anche indiretto a condotte incompatibili con la sicurezza della Repubblica.
  • In materia di sicurezza nazionale, la valutazione amministrativa può fondarsi sul criterio del più probabile che non e su una soglia preventiva anticipata; non è richiesto il raggiungimento della certezza oltre ogni ragionevole dubbio, purché la prognosi sia sorretta da elementi attendibili e da una motivazione logicamente comprensibile.
  • Il diritto di difesa rispetto a informative classificate può essere garantito mediante l’ostensione degli atti in giudizio con modalità protette, senza che sia necessario imporre all’amministrazione la divulgazione integrale delle informazioni riservate nel provvedimento di diniego.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaPericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazionePrincipi di precauzione e prevenzionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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