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Sentenza

Sentenza n. 362/2026 - Parma, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600313

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Parma, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: bando, determina di indizione, lex specialis e schema di accordo quadro relativi a una procedura aperta per la fornitura in service di sistemi automatizzati per indagini diagnostiche, Lotto 1

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (stazione appaltante)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il bando e gli atti della procedura aperta relativa al Lotto 1, deducendo quattro gruppi di censure, sostanzialmente dirette a contestare clausole della lex specialis ritenute generiche, sproporzionate, squilibrate, illogiche, irragionevoli, contraddittorie e tali da non consentire la formulazione di un'offerta tecnica ed economica seria, attendibile e consapevole. Sono state dedotte la violazione del considerando 61 della direttiva 2014/24/UE, dell'art. 59 del d.lgs. 36/2023 e dei principi di trasparenza, concorrenza, par condicio e risultato di cui agli artt. 1, 2 e 3 del d.lgs. 36/2023, nonché eccesso di potere per illogicità manifesta, irragionevolezza, indeterminatezza, contraddittorietà, difetto di istruttoria e sviamento. La ricorrente ha chiesto anche il risarcimento del danno, in forma specifica mediante annullamento degli atti oppure, in subordine, per equivalente. Dopo la proposizione del ricorso, la stazione appaltante ha comunicato l'aggiornamento e la rettifica dei documenti di gara e ha poi revocato in autotutela la procedura con determinazione del 17 giugno 2026.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., ritenendo completa l'istruttoria e il contraddittorio. Ha distinto la cessazione della materia del contendere dalla sopravvenuta carenza di interesse: la prima richiede la piena e integrale soddisfazione della pretesa e il conseguimento del bene della vita; la seconda ricorre quando, pur senza tale conseguimento, l'eventuale accoglimento del ricorso non procurerebbe più alcuna utilità. Nel caso concreto, la revoca degli atti impugnati ha fatto venir meno l'utilità di una pronuncia di annullamento sul bando originario, ma non ha attribuito alla ricorrente il bene della vita perseguito, consistente nell'utile partecipazione alla gara. Pertanto non è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, bensì l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    sentenza in forma semplificata

    Consente la definizione immediata del giudizio in camera di consiglio quando il contraddittorio e l'istruttoria sono completi; la mancata comparizione dell'amministrazione non impedisce la decisione quando la parte non presente non abbia partecipato all'udienza cautelare.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere [...] può essere pronunciata nel caso in cui il ricorrente abbia ottenuto in via amministrativa il bene della vita atteso

    La cessazione della materia del contendere presuppone la piena e integrale soddisfazione della pretesa azionata e il conseguimento del bene della vita perseguito.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    sopravvenuta carenza di interesse

    L'improcedibilità ricorre quando, anche senza il conseguimento del bene della vita, l'eventuale accoglimento del ricorso non produrrebbe più alcuna utilità per il ricorrente, facendo venir meno l'interesse a ricorrere.

  • art. 21-quinquies l. 241/1990

    revocato ex art. 21-quinquies della Legge n. 241/1990 gli atti impugnati

    La revoca in autotutela degli atti di gara impugnati ha eliminato l'utilità concreta della decisione sul ricorso contro quella specifica procedura, senza comportare il conseguimento del bene della vita consistente nella partecipazione utile alla gara.

  • art. 59 d.lgs. 36/2023

    È stato invocato dalla ricorrente in relazione alla disciplina della procedura aperta e alla determinatezza e legittimità delle clausole della lex specialis; il giudice non ha esaminato nel merito le relative censure per sopravvenuta carenza di interesse.

  • artt. 1, 2 e 3 d.lgs. 36/2023

    I principi di trasparenza, concorrenza, par condicio e risultato sono stati dedotti come parametri di legittimità della lex specialis, ma non sono stati valutati nel merito a causa dell'improcedibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La revoca in autotutela degli atti di una gara impugnati per clausole ritenute illegittime determina la sopravvenuta carenza di interesse quando l'eventuale annullamento giudiziale non può più procurare al ricorrente alcuna utilità concreta rispetto a quella specifica procedura.
  • La cessazione della materia del contendere richiede che il ricorrente abbia conseguito, anche attraverso un successivo provvedimento amministrativo, la piena e integrale soddisfazione della pretesa e il bene della vita perseguito; la mera rimozione dell'atto impugnato non è sufficiente.
  • La sopravvenuta carenza di interesse sussiste quando l'utilità della decisione viene meno, anche se il ricorrente non ha ottenuto il bene della vita richiesto; in tale ipotesi il ricorso deve essere dichiarato improcedibile e non può essere dichiarato cessato per materia del contendere.
  • Il giudice amministrativo può definire il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. quando il contraddittorio e l'istruttoria sono completi; la mancata comparizione dell'amministrazione all'udienza cautelare non impedisce la conversione del rito, ove essa non sia presente e non abbia quindi potuto essere sentita sulla decisione immediata.

Come è indicizzato

MaterieProcedura di garaAggiudicazione, revoca e annullamento della garaDecisione e riti specialiAutotutela
RamiContratti pubbliciProcesso amministrativoProcedimento amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseAutotutela decisoriaLegittimazione e interesse a ricorrerePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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