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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49725/2023 del 14/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva riformato la sentenza di primo grado dichiarando Mattei responsabile del reato di frode informatica (art. 640-ter c.p.). Il ricorrente censura: 1) carenza di prova e vizio di motivazione, sostenendo che la responsabilità è stata dedotta solo dalla coincidenza temporale tra il pagamento online effettuato dalla persona offesa e l'accredito su una Postepay intestata al ricorrente, mentre la transazione fraudolenta risulta riconducibile a un indirizzo IP di terzi; 2) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche con motivazione stereotipata; 3) mancato avviso ex art. 545-bis c.p.p. sulla possibilità di sostituire la pena detentiva ex L. 689/1981.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché composto da motivi manifestamente infondati, generici e non consentiti. Ha ritenuto congrua la motivazione della Corte d'appello che ha valorizzato la coincidenza temporale tra l'autorizzazione al pagamento e l'accredito sulla carta intestata al ricorrente, la titolarità e la disponibilità della carta da parte di Mattei (documenti di attivazione rinvenuti, nessuna denuncia di smarrimento/sottrazione) e l'assenza di versioni alternative concrete. Il rigetto ha riguardato anche i motivi sulle attenuanti generiche (assenza di elementi di segno positivo e precedenti penali) e sull'avviso ex art. 545-bis (il giudice ha implicitamente valutato che le condizioni per la sostituzione della pena non sussistevano, per la prognosi negativa e precedenti). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 640-ter cod. pen.

    La frode informatica può essere integrata e imputata anche quando la specifica tecnica di manipolazione non sia descritta in dettaglio, se sussistono elementi indiziari di sicuro valore (es. coincidenza temporale tra operazione online con dati della vittima e accredito su carta intestata all'imputato, titolarità e disponibilità della carta senza denuncia di smarrimento).

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    L'obbligo di avviso all'imputato circa la possibilità di applicare misure sostitutive non opera se il giudice, anche implicitamente, ritiene che non sussistano le condizioni per la sostituzione (es. prognosi negativa, precedenti ostativi); non sussiste quindi un onere formale di avviso quando la valutazione è manifestamente ostativa.

  • L. 24 novembre 1981, n. 689 (art. 53 e art. 58)

    Le norme sulle misure sostitutive della pena prevedono un potere discrezionale del giudice parametrato ai criteri dell'art. 133 c.p.; la scelta di non applicare misure sostitutive può essere motivata con riferimento alla prognosi negativa e ai precedenti, rendendo non necessario l'avviso previsto dall'art. 545-bis c.p.p.

  • art. 133 cod. pen.

    I criteri di determinazione della pena e delle eventuali misure sostitutive richiedono la valutazione delle circostanze rilevanti, inclusi i precedenti e la personalità del condannato; la sussistenza di precedenti e di una prognosi negativa può ostare all'applicazione di benefici sostitutivi.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Permette la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e all'applicazione di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile per motivi manifestamente infondati.

  • Sez. 3, Sentenza n. 15755 del 22/01/2020 (Rv. 279271)

    È ammesso fondare il giudizio di colpevolezza sul principio del 'cui prodest' purché esso sia sostenuto da altri elementi di fatto di sicuro valore indiziante; la Corte di legittimità può ritenere congrua una motivazione che colleghi l'utile alla responsabilità quando ci sono indizi solidi.

  • Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla possibilità di liquidare una sanzione pecuniaria equitativamente tenendo conto dei profili di colpa emergenti dall'impugnazione.

Massime di principio

  • La responsabilità per frodi informatiche può essere sostenuta anche in assenza della ricostruzione tecnica dettagliata del modus operandi se emergono elementi indiziari forti e coerenti (coincidenza temporale transazione/accredito, titolarità della carta, assenza di denuncia di smarrimento).
  • La semplice presenza di un indirizzo IP riconducibile a terzi non esclude automaticamente la responsabilità dell'intestatario della carta se non è fornita una spiegazione alternativa plausibile e riscontrata da elementi concreti.
  • Il principio del 'cui prodest' può reggere come criterio indiziario quando è corroborato da altri elementi fattuali di sicuro valore; da solo è insufficiente, ma diventa probante se inserito in un quadro indiziario coerente.
  • Le circostanze attenuanti generiche richiedono elementi concreti e specifici di 'segno positivo'; la loro mancata concessione è legittima se il giudice valuta negativamente la personalità dell'imputato e sussistono precedenti rilevanti.
  • Non esiste obbligo formale di avviso ex art. 545-bis c.p.p. quando il giudice, anche implicitamente, valuta che non ricorrono le condizioni per l'applicazione di misure sostitutive (es. prognosi negativa, precedenti ostativi); l'onere di avviso scatta quando esiste una ragionevole possibilità che tali misure siano considerate.
  • Proporre ricorso in cassazione con censure generiche, manifestamente infondate o non consentite espone il ricorrente al rischio di dichiarazione di inammissibilità e a sanzioni economiche (spese e amenda).

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