Sentenza n. 892/2026 - Milano, Sezione 3
per l’accertamento previa adozione di idonee misure cautelari dell’illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura di -OMISSIS- – Ministero dell’Interno sull’istanza del ricorrente, richiedente asilo, volta ad ottenere l’erogazione di misure di accoglienza; per la declaratoria dell’obbligo dell’amministrazione resistente di provvedere in merito mediante l’adozione di un provvedimento scritto e motivato
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di ammissione alle misure di accoglienza
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente asilo)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, dopo avere presentato una domanda di protezione internazionale, ha trasmesso alla Prefettura un'istanza di ammissione alle misure di accoglienza. Nonostante il decorso del termine procedimentale, l'Amministrazione non ha adottato alcun provvedimento espresso. In giudizio, la Prefettura ha giustificato l'inerzia richiamando precedenti domande di protezione internazionale presentate dal ricorrente in Austria e Francia e la pendenza presso l'Unità competente della questione relativa alla determinazione dello Stato competente per l'esame della domanda. Il ricorrente ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio e la declaratoria dell'obbligo dell'Amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento scritto e motivato, previa adozione di misure cautelari.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso ex art. 117 c.p.a., accertando l'illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura sull'istanza di accoglienza. Una volta decorso il termine procedimentale, l'Amministrazione era tenuta a concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso e motivato. Le circostanze relative alle precedenti domande di protezione internazionale e alla pendenza della procedura per determinare lo Stato competente non escludevano la formazione del silenzio-inadempimento, anche perché l'Amministrazione non aveva adottato determinazioni interlocutorie o atti idonei a incidere sulla durata del procedimento. Le argomentazioni formulate nella memoria processuale non potevano sostituire il provvedimento amministrativo espresso. L'Amministrazione è stata quindi ordinata a concludere il procedimento entro 30 giorni dalla comunicazione della sentenza; nella motivazione è indicato il termine di 45 giorni. Non è stato nominato un commissario ad acta. Le spese sono state compensate tra le parti.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Il ricorso avverso il silenzio deve essere deciso con sentenza in forma semplificata; decorso il termine procedimentale senza un provvedimento espresso, il giudice può accertare l'illegittimità dell'inerzia e ordinare all'Amministrazione di concludere il procedimento.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Costituisce il presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, quale ulteriore fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi della parte ricorrente.
Massime di principio
- Decorso il termine procedimentale, l'amministrazione è obbligata a concludere il procedimento relativo a un'istanza di ammissione alle misure di accoglienza mediante un provvedimento espresso e motivato.
- La pendenza di accertamenti sulla competenza dello Stato responsabile dell'esame della domanda di protezione internazionale non esclude, di per sé, l'illegittimità del silenzio sull'istanza di accoglienza, se l'amministrazione non ha adottato atti interlocutori o altre determinazioni incidenti sulla durata del procedimento.
- Le argomentazioni formulate dall'amministrazione nella memoria difensiva non possono sostituire il provvedimento espresso e motivato che deve concludere il procedimento amministrativo.
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