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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30667/2024 del 26/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca: si denunciava la carenza e l'apparenza della motivazione in ordine al "periculum in mora" ex art. 309, comma 9 c.p.p.; si sosteneva che i beni sottoposti a vincolo erano di modesta entità e alcuni acquistati prima della carica di amministratore (quindi non profitto del reato), e che il pericolo di dispersione era affermato in via presuntiva senza fatti concreti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale avesse fornito una motivazione sufficiente del periculum in mora, desumibile sia da elementi oggettivi (sproporzione tra profitto presunto di euro 1.374.654,00 e beni di modesto valore: euro 25.000 in contanti, un'autovettura Range Rover 2016, un autocaravan 2007, un immobile abitativo 50% con bassa rendita catastale, un piccolo terreno) sia da elementi soggettivi (reiterato ricorso a schemi fraudolenti di evasione fiscale). Ha inoltre ritenuto congrua la motivazione del G.I.P. che aveva rilevato il concreto rischio di iniziative fraudolente per sottrarre i beni all'ablazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309, comma 9, cod. proc. pen.

    Richiede una concisa motivazione del periculum in mora; la valutazione può fondarsi su elementi oggettivi (consistenza quantitativa e natura dei beni) e soggettivi (comportamento dell'onerato) anche non cumulativamente.

  • art. 240 cod. pen.

    Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240 richiede motivazione sul pericolo di dispersione dei beni destinati alla confisca.

  • art. 2 d.lgs. n. 74/2000

    Norma richiamata quale riferimento ai reati fiscali contestati (utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nelle dichiarazioni fiscali).

  • art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000

    Norma richiamata per le indebite compensazioni con crediti inesistenti relative a debiti tributari e contributivi.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme indicate dal ricorrente come presupposto della censura per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto manifestamente infondate le censure mosse ai sensi di tali disposizioni.

Massime di principio

  • Il periculum in mora può essere adeguatamente motivato anche con la sola sproporzione tra l'entità del profitto contestato e il valore dei beni sottoposti a vincolo: beni di modesto valore rispetto al profitto presunto giustificano il rischio di dispersione.
  • La ripetizione di schemi fraudolenti o comportamenti evasivi costituisce un elemento soggettivo rilevante per fondare il pericolo di dispersione o occultamento dei beni.
  • La mera affermazione difensiva di assenza di atti di dispersione non è sufficiente a escludere il periculum: è necessario fornire elementi concreti e documentali a sostegno della tesi contraria.
  • Se si vuole contestare la natura di "profitto del reato" di beni allocati in tempi diversi, occorre dimostrare in modo specifico e probatorio l'acquisizione anteriore e l'estraneità dei beni rispetto all'attività illecita, non dell'intervento meramente assertivo.
  • In sede di riesame e di impugnazione in Cassazione la valutazione della motivazione segue parametri consolidati: se il giudice ha indicato elementi oggettivi e/o soggettivi idonei a fondare il periculum, la censura per carenza motivazionale rischia di essere dichiarata manifestamente infondata.

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