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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36717/2021 del 25/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (eredi)

La controversia

Due sorelle, quali figlie e aventi causa del defunto padre, avevano chiesto il risarcimento dei danni nei confronti della cugina, avvocata, sostenendo che costei, pur essendo la difensora del padre in una causa di usucapione promossa contro il Comune di Trieste, aveva impostato e coltivato il giudizio in modo da far accertare l'usucapione della porzione di immobile solo in capo al padre e non anche al di lui fratello, loro dante causa. Secondo le ricorrenti, ciò aveva determinato un pregiudizio patrimoniale, perché la porzione di bene era stata poi intestata al solo padre e rivenduta, con effetti lesivi anche per la loro posizione ereditaria. La Corte d'appello aveva però accolto l'appello principale della convenuta e rigettato la domanda risarcitoria. In cassazione le ricorrenti hanno dedotto: omesso esame di fatti decisivi ex art. 360 n. 5 c.p.c. (il ruolo dell'avvocata nella causa di usucapione, il contenuto degli atti e delle prove, la convivenza nella villetta oggetto della lite); violazione dell'art. 88 c.p.c., per avere la corte ritenuto che la sua violazione rilevasse solo disciplinarmente; violazione degli artt. 82 e 84 c.p.c.; violazione dell'art. 2043 c.c.; nonché, in sostanza, l'erronea mancata valorizzazione della responsabilità civile derivante dal comportamento professionale dell'avvocata che aveva patrocinato il proprio genitore, titolare di un'aspettativa ereditaria per lei stessa.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo che la Corte d'appello avesse omesso di considerare fatti decisivi e, comunque, la motivazione della sentenza di primo grado, la quale aveva valorizzato elementi specifici della condotta dell'avvocata nel patrocinio della causa di usucapione. Ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Trieste, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese. I restanti motivi sono stati dichiarati assorbiti. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato perché l'impugnazione è stata accolta.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti

    può essere integrato quando il giudice di merito non considera fatti storici decisivi emergenti dagli atti e discussi tra le parti.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    i motivi di ricorso possono denunciare violazione o falsa applicazione di norme sostanziali o processuali, ma nel caso concreto tali censure sono rimaste assorbite dall'accoglimento del primo motivo.

  • art. 88 c.p.c.

    la Corte d'appello aveva affermato che la sua violazione produce solo conseguenze disciplinari; la Cassazione non ha esaminato nel merito tale questione perché assorbita.

  • artt. 82 e 84 c.p.c.

    le ricorrenti avevano denunciato la loro violazione in relazione all'operato dell'avvocata; la doglianza è stata assorbita.

  • art. 2043 c.c.

    la censura mirava a far derivare una responsabilità aquiliana dalla condotta professionale dell'avvocata; la Corte non ha deciso nel merito della questione, perché assorbita.

  • art. 23, comma 9, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    richiamato solo per la modalità della camera di consiglio.

  • L. 18 dicembre 2020, n. 176

    richiamata per la conversione del d.l. n. 137/2020 e per la trattazione camerale.

  • Corte cost. n. 41 del 17/03/2021

    richiamata per affermare la legittimità della մասնակցazione dei giudici aggregati ai collegi delle Corti d'appello fino al 31 ottobre 2025.

  • Sez. U, n. 17931 del 24/07/2013

    richiamata per il principio secondo cui la motivazione apparente integra vizio denunciabile in cassazione.

  • Sez. U, n. 04315 del 20/02/2020

    richiamata per escludere il raddoppio del contributo unificato in caso di accoglimento del ricorso.

  • Sez. II, n. 10736 del 03/05/2017

    richiamata come precedente che aveva già accertato in via definitiva la responsabilità del padre dell'avvocata nella vicenda dell'usucapione.

Massime di principio

  • Il vizio di omesso esame di un fatto decisivo sussiste quando la decisione di merito non consideri elementi storici specifici, ritualmente allegati e discussi, che avrebbero potuto incidere sulla soluzione della controversia.
  • La motivazione di appello è affetta da vizio quando non si confronta con la ratio e con gli argomenti decisivi della sentenza di primo grado, limitandosi a una conferma non effettivamente argomentata.
  • Quando il primo motivo di ricorso comporta la cassazione della sentenza, le censure ulteriori che presuppongono la precedente statuizione possono restare assorbite.
  • Nell'apprezzamento della responsabilità civile di un professionista possono assumere rilievo, oltre alla veste tecnica, anche la particolare posizione personale e familiare che ne qualifica la condotta nel caso concreto, se tale profilo sia stato allegato e risulti decisivo.
  • In caso di accoglimento del ricorso per cassazione, non opera il raddoppio del contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResponsabilità professionale
RamiProcesso civileResponsabilità civileContratti
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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