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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29084/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 18/09/2023, con cui Fusco era stato condannato ad ammenda di C 1200 per il reato previsto dall'art. 5 lett. b) e d) della legge n. 283/1962. Il ricorrente ha dedotto due motivi: 1) violazione degli artt. 157-160 c.p. per mancata declaratoria di prescrizione del reato, sostenendo che il termine di prescrizione ordinario era decorso tra il decreto di citazione a giudizio (ultimo atto interruttivo, 17/05/2019) e la sentenza di condanna (18/09/2023); 2) violazione dell'art. 163 c.p. per omessa motivazione sulla richiesta di riconoscimento della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: per il reato previsto dall'art. 5 legge 283/1962 il termine ordinario di prescrizione è di anni quattro (termine massimo cinque) ai sensi dell'art. 157 c.p.; l'ultimo atto interruttivo risultava essere il decreto di citazione a giudizio del 17/05/2019 e tra tale data e la sentenza del 18/09/2023 era decorso l'intero termine ordinario, anche tenuto conto della sospensione Covid di 64 giorni. Pertanto il reato si era estinto per prescrizione e la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio. Il secondo motivo (omessa motivazione sulla sospensione condizionale) è stato assorbito.

Norme richiamate

  • legge n. 283 del 1962, art. 5 lett. b) e d)

    Individua le fattispecie di reato contestate; la Corte si limita a riferirne l'applicabilità al caso concreto senza riportare il testo integrale

  • codice penale, art. 157

    Stabilisce i termini ordinari e massimi di prescrizione applicabili; la Corte ha ritenuto applicabile il termine ordinario di 4 anni alla fattispecie (con termine massimo di 5 anni)

  • codice penale, art. 160

    Regola gli effetti dell'interruzione della prescrizione: la prescrizione interrotta ricomincia a decorrere dal giorno dell'interruzione; se ci sono più atti interruttivi, decorre dall'ultimo; i termini non possono essere prolungati oltre un quarto. La Corte ha applicato tali principi per calcolare che il termine era decorso dall'ultimo atto interruttivo

  • codice penale, art. 163

    Attiene agli effetti e alla motivazione in relazione alla sospensione condizionale della pena; nella sentenza è stata contestata l'omessa motivazione sulla richiesta di sospensione condizionale, ma la questione è stata assorbita dopo il riconoscimento dell'estinzione per prescrizione

Massime di principio

  • La prescrizione va calcolata a partire dall'ultimo atto interruttivo: se tra quell'atto e la pronuncia della sentenza decorre integralmente il termine ordinario previsto dall'art. 157 c.p., il reato si estingue e il giudice deve dichiararlo.
  • Gli atti interruttivi fanno decorrere nuovamente il termine di prescrizione dal giorno dell'interruzione; in presenza di più atti, si prende come riferimento l'ultimo interruttivo (art. 160 c.p.).
  • Eventuali sospensioni straordinarie (es. provvedimenti legati all'emergenza Covid) devono essere computate nel calcolo dei termini; tuttavia, se anche con tali sospensioni il termine ordinario è decorso, la prescrizione è maturata.
  • Se la prescrizione è maturata prima della sentenza e non viene dichiarata dal giudice, la Corte di cassazione può annullare la sentenza impugnata senza rinvio per estinzione del reato.
  • Le questioni processuali relative a misure come la sospensione condizionale della pena possono diventare irrilevanti se il reato è estinto per prescrizione; pertanto la difesa dovrebbe comunque contestare tempestivamente la prescrizione e documentare i calcoli per ottenere la declaratoria.

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