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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35352/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario avverso la sentenza della Corte di Cassazione per presunti errori di fatto: omissione dell'esame di motivi aggiunti depositati (PEC 27/06/2023) e del quinto motivo relativo all'attendibilità della persona offesa Margherita Alfano (capo 27, violenza privata aggravata), nonché richiesta di declaratoria di estinzione del reato per mancanza della condizione di procedibilità alla luce del d.lgs. n.199/2022. Il ricorrente deduce una 'dimenticanza valutativa' della Corte di cassazione e chiede annullamento del provvedimento impugnato ovvero rimessione alle Sezioni Unite.

La decisione

Il ricorso straordinario è stato dichiarato infondato e pertanto respinto. La Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso straordinario ma ha escluso l'errore di fatto: i motivi dedotti non risultano essere stati omessi per svista percettiva, bensì erano stati affrontati o erano valutativi (errore di giudizio) e quindi non sindacabili con il rimedio straordinario ex art. 625-bis. La Corte ha inoltre confermato la formazione del giudicato parziale (giudicato progressivo) sulle parti non annullate, rendendo preclusa la possibilità di dedurre ora la mancanza di procedibilità per difetto di querela in relazione ai capi già definitivi; ha richiamato la rilevanza dell'autonomia dei singoli capi in caso di continuazione e la possibile incidenza dell'aggravante ex art. 416-bis sul regime di procedibilità. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il resistente risulta vincitore.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Norma che consente il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto contro le decisioni della Corte di cassazione; la Corte rileva che il rimedio è ristretto ai casi di svista o equivoco percettivo e non è utilizzabile per criticare valutazioni o errori di giudizio.

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al giudicato parziale: disciplina l'autorità di cosa giudicata su punti relativi a un capo e i limiti del giudizio di rinvio; contribuisce alla nozione di giudicato progressivo.

  • art. 27 Cost. (secondo comma)

    Richiamata assieme all'art. 111 Cost. per spiegare che la definitività parziale della sentenza comporta il superamento della presunzione d'innocenza per la parte irrevocabile e la conseguente legittimazione a proporre ricorso straordinario.

  • art. 111 Cost. (settimo comma)

    Usato per corroborare la funzione del giudicato parziale e i suoi effetti sul potere decisionale in sede di rinvio.

  • d.lgs. n. 199/2022

    Citato dal ricorrente in relazione alla presunta mancanza della condizione di procedibilità per il capo 27; la Corte però ritiene precluso sollevare tale vizio per la parte della sentenza già divenuta definitiva.

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 73, comma 4

    Riferimento ai reati 'satellite' in materia di stupefacenti; i capi 20 e 22 erano reati satellite annullati e separati rispetto al reato base (art.74).

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 74

    Norma sul reato base (tra quelli contestati) la cui definizione e gravità hanno influito sulla valutazione del giudicato parziale e dell'eseguibilità della pena.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante per finalità e metodo mafioso/camorristico: rilevante nel caso perché l'accertamento di tale aggravante può incidere sull'insieme delle circostanze e sulla possibilità di procedere d'ufficio in presenza di fattispecie rilevanti (e quindi sull'improcedibilità per difetto di querela).

  • art. 610 cod. pen.

    Norma del reato di violenza privata: il capo 27 è stato contestato ai sensi di tale articolo; la Corte ha esaminato la questione di attendibilità della persona offesa ma ha ritenuto le censure generiche/inammissibili.

  • art. 339 cod. pen.

    Richiamato in via ipotetica: alcune circostanze previste dall'art. 339 (cause di procedibilità d'ufficio) potrebbero rendere procedibile d'ufficio un reato che altrimenti richiederebbe querela, specie se connesso ad aggravanti associative.

Massime di principio

  • Se la Corte di cassazione annulla parzialmente una condanna, le parti non annullate possono diventare definitive (giudicato progressivo): su quelle parti è ammesso il ricorso straordinario e sono preclusi nuovi rilievi che incidano sull'accertamento definitivo della responsabilità.
  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis è ammesso solo per errori materiali o di fatto riconducibili a svista o equivoco percettivo; non può essere usato per rimettere in discussione valutazioni di merito o errori di giudizio svolti dalla Corte di legittimità.
  • Per far valere l'omessa valutazione di un motivo alla Corte di cassazione bisogna dimostrare una reale omissione testuale o una svista percettiva; se il motivo è stato affrontato o la mancata risposta deriva da valutazioni, il rimedio straordinario non è percorribile.
  • In presenza di reati avvinti dalla continuazione, l'autonomia dei singoli capi può rendere irrevocabile la parte di sentenza non impugnata e impedire di sollevare successivamente difetti processuali (es. mancanza di querela) relativi a quei capi.
  • L'accertamento di aggravanti con finalità associative o mafiose (art. 416-bis) può influire sul regime di procedibilità e sulle valutazioni sulla possibilità di procedere d'ufficio, ma tale questione va comprovata e non può essere ricostruita tramite un ricorso straordinario che contesti valutazioni di fatto.

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