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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44520/2024 del 05/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di rigetto della richiesta di riesame avverso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ricorrente ha dedotto: 1) incompetenza per territorio del Tribunale di Ancona (sosteneva che il luogo di consumazione del reato piu' grave - emissione di fatture per operazioni inesistenti - fosse riconducibile a Sesto San Giovanni/Cinisello Balsamo o ad altre Procure, anche alla luce del rinvenimento di router, documentazione e device presso l'abitazione della coindagata Chunhui Hu); 2) insufficienza degli indizi in relazione al reato di autoriciclaggio (mancanza di riscontri certi sul trasferimento delle somme in Cina e sul ruolo diretto del ricorrente); 3) carenza di gravità indiziaria rispetto ai reati fiscali contestati (emissione di fatture per operazioni inesistenti e omessa presentazione delle dichiarazioni IVA), poiché gli elementi erano riferiti alla Hu; 4) illegittimità della misura cautelare per difetto delle esigenze cautelari (contestazione del meccanismo automatistico per il pericolo di reiterazione, carenza di prova della disponibilità dei contanti e del denaro da parte del ricorrente, inesistenza del concreto rischio di inquinamento probatorio e di fuga); 5) inidoneità della custodia in carcere e possibile applicazione di misure meno afflittive (arresti domiciliari presso un amico).

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha dichiarato inammissibili i motivi che riproponevano valutazioni di merito già compiute in sede di riesame (territorialità, gravità indiziaria sui reati fiscali e autoriciclaggio) perché miravano a sindacare fatti e valutazioni non sindacabili in Cassazione. Sul punto della competenza territoriale ha confermato la correttezza dell'applicazione del criterio di cui all'art. 18 d.lgs. n. 74/2000 (luogo di accertamento) quando non sia possibile individuare oggettivamente il luogo di emissione delle fatture; ha ritenuto lecita e logica la motivazione del Tribunale circa la non decisività del rinvenimento del router e degli altri elementi indicati dal ricorrente. Ha ritenuto provata la sussistenza di gravi indizi anche per il reato di autoriciclaggio sulla base della pluralità di elementi (rinvenimento di documenti, disponibilita' di strumenti bancari, ingenti somme di denaro, documentazione di societa' "cartiere"), e ha confermato le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, fuga e, in subordine, inquinamento probatorio), giudicando inidonee misure meno afflittive alla luce della gravità, della stabilita' e dell'organizzazione della condotta delittuosa. Pertanto il ricorso e' stato rigettato e la custodia in carcere confermata.

Norme richiamate

  • art. 8 d.lgs. n. 74/2000

    Norma sul reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; la Corte precisa che il "luogo in cui il reato è stato consumato" va individuato con elementi oggettivi e, se non determinabile, si applica il criterio del luogo di accertamento ex art. 18 d.lgs. 74/2000.

  • art. 5 d.lgs. n. 74/2000

    Richiamato in relazione ad altre contestazioni fiscali; la pronuncia ne utilizza i principi nell'ambito dell'analisi della gravità indiziaria per reati tributari.

  • art. 18 d.lgs. n. 74/2000

    Criterio residuale del luogo di accertamento: applicato correttamente quando non sia possibile individuare oggettivamente il luogo di emissione delle fatture, pertanto legittima la competenza del giudice che ha effettuato l'analisi probatoria.

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Principio generale per la determinazione della competenza territoriale; la Corte richiama che il luogo di consumazione va identificato con elementi oggettivi.

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come criterio alternativo di competenza territoriale; la Corte osserva che i criteri dell'art. 9 non sono stati, in concreto, quelli determinativi alla luce delle risultanze.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di competenza; la Corte non ha ravvisato errore applicativo rispetto alla scelta del criterio operativo adottato dal giudice di merito.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma sulle esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione): la Corte conferma che la sussistenza anche di una sola esigenza è sufficiente a giustificare la misura cautelare e valuta come adeguata la motivazione del Tribunale.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Regola la scelta della misura cautelare: la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito che ha escluso misure meno afflittive come inidonee.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla doglianza sulla mancata fissazione del termine della misura; la Corte ha ritenuto la censura priva di incidenza rispetto alla legittimità complessiva della misura sostenuta da altre esigenze cautelari.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e)

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione: i censure proposte sono state in gran parte ritenute inammissibili perché miravano a sindacare valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità.

  • art. 648-terl cod. pen.

    Articolo relativo al riciclaggio/autoriciclaggio (contestato tra i capi); la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi alla luce della pluralità delle risultanze investigative.

  • art. 25 Cost.

    Richiamato come principio della precostituzione per legge del giudice naturale, a sostegno della necessità di criteri oggettivi per l'attribuzione della competenza territoriale.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato in relazione al principio della ragionevole durata del processo quale interesse collegato alla stabilità della determinazione della competenza.

Massime di principio

  • In materia di fatture per operazioni inesistenti, il "luogo di consumazione" va individuato con elementi oggettivi; se non è possibile determinarlo ragionevolmente, si applica il criterio del luogo di accertamento ex art. 18 d.lgs. 74/2000.
  • La Corte di cassazione non è sede per rivalutare il merito delle risultanze istruttorie: i motivi che mirano a reintepretare fatti e apprezzamenti probatori sono spesso inammissibili.
  • La gravità indiziaria per reati complessi (ad es. autoriciclaggio) può essere riconosciuta sulla base della combinazione e coerenza di molteplici elementi indiziari (documentazione bancaria, disponibilità di somme, strumenti bancari, atti societari, contiguità dei soggetti), anche in assenza di prova assoluta del trasferimento definitivo dei fondi.
  • Per la conferma della custodia cautelare è sufficiente la sussistenza di almeno una delle esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p. (pericolo di fuga, di reiterazione, di inquinamento probatorio), purché adeguatamente motivate; la presenza di più elementi organizzativi e contatti esteri rafforza la valutazione del pericolo di fuga e di reiterazione.
  • La possibilità di misure meno afflittive va valutata concretamente: la loro applicabilità è esclusa se, alla luce della personalità dell'indagato e delle modalità dell'attività illecita, risultano inidonee a prevenire i rischi cautelari identificati.
  • Le questioni di competenza territoriale devono basarsi su elementi oggettivi e non su mere ipotesi logiche; il rinvenimento di oggetti facilmente trasportabili in un luogo non è necessariamente prova che il reato sia stato consumato in quel luogo.

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