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Ordinanza

Ordinanza n. 154/2026 - Palermo, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600609

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: informazione antimafia interdittiva della Prefettura di Trapani del 19 dicembre 2025, relativa comunicazione e conseguente annotazione nel Casellario ANAC, non ancora adottata o comunicata

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazioni resistenti)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’impresa ha impugnato l’informazione antimafia interdittiva, la relativa comunicazione prefettizia e il provvedimento, non ancora adottato o comunicato, di annotazione nel Casellario ANAC, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Dalla motivazione dell’ordinanza emergono contestazioni riferite alla valutazione prefettizia dei rapporti di parentela e delle frequentazioni controindicate nel territorio di Castelvetrano, alla ritenuta mancata dissociazione dal contesto criminale territoriale, alla valorizzazione di una recente condanna penale e alla mancata applicazione della prevenzione collaborativa. La ricorrente si è inoltre doluta degli effetti dell’interdittiva, che il TAR ha ritenuto inibitori nei confronti della pubblica amministrazione.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per carenza, allo stato del sommario esame proprio della fase cautelare, di elementi di fondatezza. Ha ritenuto che il complesso dei dati raccolti dalla Prefettura evidenzi un’inequivoca compromissione dell’impresa nel contesto territoriale di riferimento e l’assenza di dissociazione. Le relazioni familiari e le frequentazioni controindicate sono state considerate valorizzate in modo ragionevole, coerente, chiaro e attualizzato, anche in continuità con un precedente provvedimento interdittivo del 2023, già impugnato con esito sfavorevole. La recente condanna penale, pur solo parzialmente favorevole nei suoi esiti, è stata ritenuta non incompatibile con la valutazione preventiva e, anzi, idonea a rafforzare le circostanze rilevanti in chiave antimafia. Il giudice ha sottolineato l’autonomia del quadro prefettizio rispetto alla valutazione del giudice penale e la sufficienza della logica del più probabile che non per ravvisare una forte esposizione al pericolo di condizionamento mafioso. Ha inoltre ritenuto recessivo l’interesse privato rispetto alla tutela dell’ordine pubblico economico e del circuito legale delle attività commerciali, non applicabile una misura più favorevole quale la prevenzione collaborativa per il peso e la non occasionalità degli indizi, e l’interdittiva destinata a produrre effetti inibitori soltanto nei confronti della pubblica amministrazione. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la tutela cautelare collegiale; sulla base del sommario esame cautelare il TAR ha respinto la richiesta di sospensione.

  • d.lgs. 159/2011

    La disciplina della prevenzione antimafia è stata applicata secondo una valutazione autonoma e preventiva del rischio di condizionamento mafioso, fondata sul criterio del più probabile che non.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità delle persone interessate mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • In sede cautelare, l’informazione antimafia interdittiva può essere ritenuta legittimamente sorretta da un quadro complessivo di relazioni familiari, frequentazioni e collegamenti territoriali che, valutato unitariamente e in termini attuali, renda più probabile che non il rischio di condizionamento mafioso dell’impresa.
  • La valutazione prefettizia antimafia ha natura preventiva ed è autonoma rispetto all’accertamento penale: gli esiti, anche parzialmente favorevoli, del procedimento o del giudizio penale non eliminano necessariamente gli elementi di fatto rilevanti ai fini della prevenzione antimafia.
  • La mancata dissociazione dell’impresa dal contesto criminale territoriale di riferimento può concorrere, insieme agli altri elementi informativi, a fondare l’interdittiva quando il quadro indiziario evidenzi una compromissione non occasionale.
  • La prevenzione collaborativa non costituisce soluzione necessariamente applicabile in presenza di indizi dotati di particolare peso specifico e valutati come non occasionali nel contesto geo-economico-criminale di riferimento.
  • Nel bilanciamento cautelare, l’interesse privato alla prosecuzione delle attività commerciali può recedere rispetto all’interesse pubblico alla tutela dell’ordine pubblico economico e del circuito legale delle attività commerciali.

Come è indicizzato

MaterieInterdittiva e informazione antimafiaTutela cautelare
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
SottomateriePresupposti e indizi dell'infiltrazioneEffetti sui contratti e sui titoli abilitativiPrevenzione collaborativa e aggiornamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelarePonderazione degli interessi e interesse pubblicoProporzionalità e ragionevolezza

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