Cassazione Penale, Sentenza n. 39350/2023 del 27/09/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che, in parziale accoglimento dell'appello dell'indagato, ha ridotto la misura interdittiva da 12 a 8 mesi e ha riqualificato l'imputazione originaria (concorso in corruzione in atti giudiziari, artt. 110 e 319-ter c.p.) in abuso d'ufficio (art. 323 c.p.). Il PM ha censurato, per errata interpretazione dell'art. 319-ter e per mancata motivazione, l'esclusione del "pactum sceleris" ritenuto invece desumibile da elementi indiziari (tra cui verbale OCP del 2/4/2021 e annotazione di P.G. del 29/10/2021 con analisi tabulati telefonici).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che, pur residuando interesse del PM al ripristino della qualificazione originaria, il gravame contestava in realtà valutazioni di merito e di fatto operate dal Tribunale (sull'insussistenza del patto corruttivo e sull'interpretazione degli elementi indiziari), valutazioni non sindacabili in sede di legittimità. Inoltre la misura interdittiva era già cessata alla data del 3 luglio 2023, sebbene ciò non avesse estinto l'interesse impugnatorio. P.Q.M.: ricorso inammissibile.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Uso della norma per indicare la responsabilità in concorso; nella vicenda la contestazione originaria ricomprendeva la partecipazione con altro pubblico ufficiale, poi ridefinita dal Tribunale nella fattispecie applicata.
art. 319-ter cod. pen.
Norma sulla corruzione in atti giudiziari: la Corte evidenzia che per configurare questo reato occorre desumere un "pactum sceleris" (accordo corruttivo/quid pro quo). Il Tribunale ha motivatamente ritenuto che gli elementi raccolti non provassero tale patto, non essendo sufficiente una regalia modesta ricevuta dopo l'atto contestato.
art. 323 cod. pen.
Norma sull'abuso d'ufficio: il Tribunale ha ritenuto più coerente con la fattispecie l'applicazione di questa disposizione, in relazione ad omissioni nell'attività ispettiva e a una condotta compatibile con l'accettazione di una modesta regalia, senza il necessario patto corruttivo.
Massime di principio
- Per configurare la corruzione (art. 319-ter) è necessario dimostrare il "pactum sceleris" o un chiaro nesso di scambio (quid pro quo): semplici regalie o doni successivi all'atto non sono di per sé sufficienti.
- La riqualificazione dell'ipotesi di reato incide sulla durata e sulla misura cautelare applicabile: reati diversi possono giustificare misure di durata differente.
- Le valutazioni sull'apprezzamento degli elementi indiziari e sulla loro sufficienza sono di pertinenza del giudice del merito; la Corte di Cassazione non ammette una revisione di merito in sede di legittimità quando la censura si risolve in una critica della valutazione probatoria.
- La tardiva cessazione della misura non elimina automaticamente l'interesse ad impugnare quando si chiede il ripristino della qualificazione originaria, ma l'impugnazione deve fondarsi su questioni di diritto o vizi procedurali proponibili in sede di legittimità.
- In ipotesi d'indagine con elementi indiziari (verbali, tabulati, annotazioni), il pubblico ministero deve collegare fattualmente tali elementi al 'patto corruttivo' per sostenere la natura corruttiva della condotta; l'assenza di tale collegamento può giustificare la riconduzione ad altre fattispecie come l'abuso d'ufficio.
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