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Sentenza

Sentenza n. 1329/2026 - Bologna, Sezione 2

per l'annullamento - del silenzio serbato dal Comune di Camugnano sull’ “ISTANZA di DECLASSAMENTO a USO PRIVATO di TRATTO STRADALE” identificata al tratto di strada interpoderale foglio 8, mappali 653, 56, 58, 527, 528, 649 del Comune di Camugnano, presentata dall’odierna ricorrente in data 8 maggio 2020, il cui procedimento ha avuto conclusione in data 9 marzo 2026, e, per l’effetto, per la condanna dell’Amministrazione a provvedere mediante l'adozione di un provvedimento espresso; - ove l’Amministrazione perduri nella sua inerzia, nominare all’uopo un Commissario ad acta.

Giustizia amministrativa202600528

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento del Comune sulla richiesta di declassamento di un tratto di strada vicinale da uso pubblico a uso non pubblico

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (privata interessata)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha agito per l'accertamento del silenzio-inadempimento del Comune di Camugnano rispetto alla richiesta, presentata inizialmente il 5 dicembre 2012 e reiterata l'8 maggio 2020, di eliminazione dell'uso pubblico di un tratto della strada vicinale di Vigaia, sito nel territorio comunale. Ha chiesto la condanna dell'amministrazione ad adottare un provvedimento espresso e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta. Nel corso del giudizio, il Comune ha adottato la deliberazione consiliare n. 5 del 24 aprile 2026, avente a oggetto l'eliminazione dell'uso pubblico del tratto stradale, dopo la conclusione dell'istruttoria e successivamente all'instaurazione del giudizio. La ricorrente ha quindi dato atto del venir meno del silenzio contestato, insistendo tuttavia per la condanna del Comune alle spese, in ragione del suo comportamento tardivo nonostante i solleciti stragiudiziali.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere, ritenendo che la deliberazione consiliare adottata nelle more del giudizio abbia soddisfatto la pretesa sostanziale azionata e abbia fatto venir meno il silenzio contestato. Pur senza pronunciarsi nel merito sulla legittimità del silenzio, il Collegio ha posto le spese di lite a carico del Comune, poiché l'amministrazione ha provveduto soltanto dopo l'instaurazione del giudizio, nonostante i precedenti solleciti stragiudiziali. Le spese sono state liquidate in € 1.000,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 31 c.p.a.

    Disciplina l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione; il testo della sentenza lo richiama quale fondamento dell'azione proposta.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il rito applicabile all'azione avverso il silenzio; il testo della sentenza lo richiama quale fondamento processuale dell'azione proposta.

Massime di principio

  • La sopravvenuta adozione, da parte dell'amministrazione, del provvedimento richiesto dal ricorrente determina la cessazione della materia del contendere quando l'atto satisfattivo elimina il silenzio contestato e soddisfa integralmente la pretesa azionata.
  • Anche quando la materia del contendere cessa per effetto del provvedimento adottato nelle more del giudizio, le spese possono essere poste a carico dell'amministrazione che abbia provveduto soltanto dopo l'instaurazione del giudizio, soprattutto se preceduta da solleciti stragiudiziali rimasti senza esito.

Come è indicizzato

MaterieTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilitàRegolamenti e atti amministrativi generali
RamiProcesso amministrativoEnti locali e organizzazione amministrativa
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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