Cassazione Civile, Ordinanza n. 24183/2021 del 08/09/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (condomino)
La controversia
La controversia riguarda una canna fumaria che si diparte dal locale interrato di un immobile e attraversa verticalmente il piano sovrastante. Il proprietario del locale sottostante ha agito per far accertare l'inesistenza di diritti della controparte sulla canna fumaria e per ottenere la cessazione delle turbative e il ripristino dello stato dei luoghi, lamentando l'inserimento di una tubazione da parte del vicino. La proprietaria del piano sovrastante ha resistito e, in via riconvenzionale, ha chiesto di accertare la propria proprietà esclusiva o, in subordine, la condominialità del bene e l'acquisto per usucapione del tratto di canna fumaria insistente sul suo immobile. In cassazione ha dedotto, in sintesi: 1) che la domanda dell'attore non poteva essere qualificata come negatoria servitutis o accertamento di proprietà, ma al più come azione personale di restituzione, con conseguente violazione dei limiti del petitum e dell'onere probatorio; 2) che la canna fumaria e il locale caldaia dovevano ritenersi beni comuni ex art. 1117 c.c., essendo stati destinati originariamente al servizio dell'intero edificio e non essendo opponibile un titolo contrario; 3) che, comunque, l'attraversamento del suo immobile da parte della canna fumaria avrebbe richiesto un valido titolo di servitù scritto, inesistente; 4) che la domanda di usucapione avrebbe dovuto essere scrutinata diversamente e con integrazione del contraddittorio verso il condominio/gli altri condomini.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato tutti i motivi. Ha ritenuto corretta la qualificazione della domanda dell'attore come azione negatoria servitutis, nella quale l'accertamento della proprietà ha funzione strumentale e non richiede la probatio diabolica propria della rivendica se l'attore è nel possesso materiale del bene. Ha confermato l'accertamento di merito secondo cui la canna fumaria, al momento del frazionamento dell'edificio, era già destinata esclusivamente al servizio dell'unità poi acquistata dall'attore e non aveva natura condominiale, operando così un titolo contrario alla presunzione di comunione dell'art. 1117 c.c. Ha inoltre condiviso che il mantenimento della canna fumaria nel volume dell'appartamento sovrastante integrasse una servitù costituita per destinazione del padre di famiglia, desumibile dalla situazione obiettiva dei luoghi al momento della separazione delle proprietà. Quanto all'usucapione, ha ritenuto incensurato l'accertamento di fatto sul mancato decorso del tempo necessario; ha inoltre escluso la novità della questione relativa all'eventuale interruzione dell'usucapione e, in ogni caso, ha ribadito che nelle liti tra condomini sui diritti sulle parti comuni ciascun condomino può agire e resistere autonomamente senza necessità di integrare il contraddittorio con tutti gli altri condomini o con l'amministratore. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese e ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
art. 948 c.c.
La rivendica richiede, a differenza dell'azione negatoria, un onere probatorio pieno sulla proprietà quando l'attore non possiede il bene e ne chiede il recupero.
art. 949 c.c.
L'azione negatoria servitutis tutela la libertà del bene da pesi o diritti altrui; l'accertamento della proprietà dell'attore è solo strumentale e la prova può essere data con ogni mezzo, anche presuntivo, se l'attore è nel possesso del bene.
art. 1117 c.c.
La presunzione di comunione opera solo se il bene è obiettivamente destinato al servizio o al godimento comune; può essere vinta dal titolo contrario o dalla destinazione esclusiva impressa al bene al momento del frazionamento dell'edificio.
art. 1061 c.c.
La servitù apparente richiede opere permanenti e visibili idonee a rendere conoscibile l'asservimento del fondo.
art. 1062 c.c.
La servitù per destinazione del padre di famiglia sorge quando due fondi già appartenuti allo stesso proprietario, al momento della separazione, presentano opere visibili e permanenti che rivelano il rapporto di servizio, salvo contraria volontà del proprietario originario.
art. 1350 c.c.
È richiamato dalla ricorrente per sostenere la necessità di un titolo scritto per la costituzione della servitù; la Corte ritiene invece sufficiente, nel caso concreto, la destinazione del padre di famiglia accertata in fatto.
art. 2644 c.c.
La ricorrente lo invoca per la priorità della propria trascrizione; la Corte esclude che la priorità trascrittiva impedisca l'accertamento della diversa destinazione e del titolo reale risultante dai luoghi e dagli atti.
art. 360 c.p.c.
È la base dei motivi di ricorso, articolati in violazioni di legge, nullità della sentenza/procedimento e omesso esame di fatti decisivi.
art. 112 c.p.c.
La Corte esclude il vizio di ultrapetizione, ritenendo che il giudice di merito abbia deciso entro il thema decidendum effettivamente introdotto dalle parti.
art. 345 c.p.c.
Richiamato per contestare la tardività di nuove difese o motivi in appello; la Corte non accoglie la censura.
art. 434 c.p.c.
Richiamato dalla ricorrente tra le norme processuali asseritamente violate; la Corte non ravvisa il vizio dedotto.
art. 437 c.p.c.
Richiamato dalla ricorrente tra le norme processuali asseritamente violate; la Corte non ravvisa il vizio dedotto.
art. 115 c.p.c.
Richiamato come parametro della dedotta erronea valutazione probatoria; la Corte valorizza il principio secondo cui il fatto può essere provato con ogni mezzo nell'azione negatoria.
art. 116 c.p.c.
Richiamato come norma sulla valutazione delle prove; la Corte ritiene immune la motivazione di merito.
art. 132 n. 4 c.p.c.
Invocato per lamentare motivazione apparente; la censura è respinta perché la motivazione di merito è ritenuta sufficiente e coerente.
art. 2719 c.c.
Richiamato dalla ricorrente in relazione alla prova documentale; la Corte non accoglie la censura.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
La Corte dà atto dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di soccombenza.
Massime di principio
- Nell'azione negatoria servitutis, l'accertamento della proprietà dell'attore ha funzione meramente strumentale alla tutela della libertà del bene; se l'attore è nel possesso del bene, la prova della titolarità non richiede la rigorosa probatio diabolica propria della rivendica e può essere fornita con qualsiasi mezzo, anche per presunzioni.
- La contestazione del convenuto circa la propria proprietà del bene o il proprio diritto di utilizzarlo non trasforma automaticamente l'azione personale o negatoria proposta dall'attore in una rivendica, né muta l'onere probatorio dell'attore in assenza di una specifica domanda di recupero del bene.
- La presunzione di comunione ex art. 1117 c.c. opera solo per i beni che, al momento del frazionamento dell'edificio, risultino obiettivamente destinati al servizio o al godimento comune; essa è vinta quando il bene abbia una destinazione esclusiva a favore di una sola unità immobiliare o quando dal titolo emerga una volontà contraria del costruttore-originario proprietario.
- Una canna fumaria può appartenere in proprietà esclusiva a un singolo condomino anche se materialmente collocata in parti dell'edificio potenzialmente comuni, qualora risulti destinata esclusivamente al servizio di una sola unità immobiliare e non all'uso collettivo.
- L'attraversamento stabile di un'unità immobiliare altrui da parte di una canna fumaria integra un peso reale assimilabile a servitù prediale; la sua legittimità presuppone un valido titolo di costituzione, anche per destinazione del padre di famiglia quando ne ricorrano i presupposti.
- La servitù per destinazione del padre di famiglia richiede che, al momento della separazione delle proprietà, esistano opere visibili e permanenti idonee a rendere obiettiva la situazione di asservimento; non è necessaria una visibilità costante dal fondo servente, essendo sufficiente che l'opera renda percepibile il peso reale da un punto di osservazione accessibile al proprietario del fondo servente.
- Nelle controversie tra condomini relative a diritti sulle parti comuni o asseritamente comuni, ciascun condomino è legittimato ad agire e resistere autonomamente; non è necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i partecipanti al condominio o dell'amministratore, salvo ipotesi diverse non ricorrenti nel caso esaminato.
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