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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43865/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di condanna per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (trasporto di 68 migranti dalla Libia a Lampedusa) sostenendo: 1) che sussistesse lo stato di necessità/excusatio necessitatis (art. 54 c.p.), poiché sarebbe stato costretto a partecipare alla traversata sotto minaccia di morte e minacce ai familiari; 2) che le dichiarazioni rese dai migranti nelle indagini preliminari non avrebbero dovuto essere acquisite e utilizzate ai sensi dell'art. 500, comma 4, c.p.p., poiché non sussistevano elementi concreti di intimidazione tra il rilascio delle dichiarazioni e l'incidente probatorio, e la presunta paura dei migranti era solo generica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione di merito che ha ritenuto non provata la scriminante dello stato di necessità, ritenendo la versione del ricorrente contraddittoria e incoerente con le dichiarazioni convergenti dei migranti (che lo indicavano come componente dell'equipaggio e spiegavano il suo rientro in Libia). Ha altresì ritenuto legittima l'acquisizione e l'uso delle dichiarazioni predibattimentali ai sensi dell'art. 500, comma 4, c.p.p., riconoscendo che gli elementi sintomatici di intimidazione possono essere circostanziali e includere minacce verso persone vicine al testimone. Conseguentemente è stata confermata la condanna a 6 anni e 9 mesi di reclusione, alla multa di euro 1.710.000,00 e la condanna al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 12 commi 3, 3-bis, 3-ter

    Norma che punisce il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; applicata per la condotta di trasporto di migranti dalla Libia verso l'Italia con modalità che hanno esposto le persone a rischio.

  • codice penale, art. 54

    La scriminante dello stato di necessità è invocata dal ricorrente ma è stata ritenuta priva di prova. Il giudice richiede coerenza tra la versione difensiva e le altre risultanze; una dichiarazione generica di costrizione non supera il contraddittorio se contraddetta da elementi probatori convergenti.

  • codice di procedura penale, art. 500, comma 4

    Le dichiarazioni predibattimentali possono essere acquisite al dibattimento se risultano elementi concreti di intimidazione del testimone. Tali elementi non devono essere necessariamente atti di violenza espliciti ma possono emergere da circostanze sintomatiche, anche se riferite a minacce verso persone vicine al teste; la ritrattazione in incidente probatorio non impedisce automaticamente l'uso delle precedenti dichiarazioni.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata per l'intimazione delle spese processuali: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

Massime di principio

  • La mera affermazione di essere stato costretto a partecipare a un reato non è sufficiente: lo stato di necessità deve trovare riscontro nella coerenza fattuale con le altre prove; se le dichiarazioni dei testimoni sono convergenti e contraddicono la versione difensiva, la scriminante difficilmente viene riconosciuta.
  • Ai fini dell'art. 500, comma 4, c.p.p., gli 'elementi concreti' di intimidazione possono essere anche circostanziali e non richiedono necessariamente una prova materialmente documentata di minacce dirette: minacce rivolte a persone vicine al teste (es. familiari) possono essere rilevanti e legittimare l'uso di dichiarazioni predibattimentali.
  • La ritrattazione del teste, anche se avvenuta in incidente probatorio, non impedisce automaticamente l'utilizzo delle dichiarazioni precedenti se il giudice ritiene attendibili gli elementi che indicano intimidazione o costrizione.
  • Le decisioni di merito sui fatti godono di ampia deferenza in Cassazione: la Corte valuta la correttezza della motivazione e la legalità, ma non riforma la valutazione probatoria sostituendosi al giudice di merito con letture alternative plausibili.
  • Per difendersi efficacemente in casi analoghi è fondamentale produrre prove concrete e contemporanee delle minacce o della costrizione (documentazione, testimonianze indipendenti, segnali di contatto con gli estorsori, denunce), e dimostrare la piena incongruenza tra la propria condotta e l'accusa di aver avuto un ruolo attivo e volontario.

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