Cassazione Penale, Sentenza n. 37728/2025 del 19/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la motivazione della Corte d'appello per insufficiente e parziale valutazione delle prove dichiarative e per il mancato esame puntuale degli elementi fattuali ritenuti decisivi dal Tribunale. Per tali ragioni la sentenza d'appello è stata annullata e la causa rinviata ad altra Sezione della Corte di appello di Milano per nuovo esame.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza d'appello che aveva assolto Moranzoni dalle accuse di corruzione e falsità in atti (art. 2 D.Ivo n. 74/2000 e artt. 319, 320, 321 c.p.), denunciando motivazione illogica e contraddittoria: secondo il ricorrente la Corte d'appello avrebbe travisato le dichiarazioni dei testi, infirmato senza adeguata valutazione gli elementi indiziari ritenuti decisivi in primo grado (contiguità temporale tra dazione e affidamento, identità di importi tra fatture, carenza di documentazione, annotazione "comm. Frascella" sull'estratto conto, rinvenimento della fattura nella chiavetta USB di Frascella) e non avrebbe fornito la puntuale motivazione richiesta quando si ribalta in senso assolutorio una sentenza di condanna.
Norme richiamate
D.Ivo n. 74/2000, art. 2
Norma richiamata in relazione al reato asseritamente commesso (corruzione nella gestione di servizi in house); la Corte ha valutato gli elementi probatori alla luce del presunto accordo sinallagmatico tra dazione e atto contrario.
Codice penale, artt. 319, 320, 321
Articoli relativi ai reati di corruzione e concussione e alle falsità; sono le fattispecie contestate e al centro della valutazione sulla sussistenza dell'accordo corruttivo e sull'uso di fatture per operazioni inesistenti.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. U. n. 14800/2017 e seguenti)
Principio secondo cui la Corte d'appello che assolve in riforma di una condanna non è obbligata a riesaminare tutti i testi, ma deve fornire una motivazione rigorosa e puntuale che giustifichi le difformi conclusioni, riassumendo le prove decisive e confrontandosi con l'impianto probatorio del primo grado.
Massime di principio
- Quando la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna, deve fornire motivazione rigorosa e puntuale, riassumendo e confrontando le risultanze probatorie fondamentali del primo grado.
- La contestualità temporale tra atti (es. dazione e atto contrario), la corrispondenza di importi, l'annotazione contabile e la traccia documentale (es. file su supporti informatici) costituiscono elementi indiziari rilevanti che il giudice deve esaminare e motivare compiutamente.
- Il travisamento delle dichiarazioni dei testi (lettura parziale o errata delle deposizioni) può giustificare l'annullamento della decisione d'appello se tale travisamento è idoneo a incidere sulla ricostruzione della colpa.
- La semplice plausibilità di una ricostruzione difensiva non è sufficiente a sorreggere un'assoluzione se non è adeguatamente argomentata e ancorata alle risultanze processuali nella loro oggettiva consistenza.
- In casi di valutazione di triangolazioni di pagamenti e fatture per operazioni inesistenti, il giudice deve esplicitare come le risultanze documentali e bancarie sono state interpretate e perché non reggono le inferenze accusatorie, altrimenti è necessario il rinvio per ulteriore istruttoria o nuovo esame.
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