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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25942/2025 del 15/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che lo aveva dichiarato colpevole di peculato (art. 314 c.p.) per essersi appropriato degli incassi derivanti dalla vendita di titoli di viaggio svolta quale autista della società a partecipazione pubblica AST S.p.a. I motivi di ricorso erano: (1) vizio di motivazione e travisamento dei fatti con riferimento alla sussistenza dell'interversio possessionis, sostenendo che si trattò di un mero ritardo colposo nella consegna delle somme; (2) violazione di legge nella qualificazione del fatto come peculato, deducendo l'assenza di appropriazione e chiedendo in subordine la riqualificazione in peculato d'uso o la non punibilità per reato impossibile (art. 49, comma 2 c.p.); (3) errata qualificazione soggettiva dell'agente come "incaricato di pubblico servizio" perché l'attività di vendita a bordo sarebbe mera attività esecutiva e di ordine, priva di poteri autoritativi o certificativi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I primi due motivi sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati perché attengono al mero riesame del fatto e della prova: la Corte di merito aveva motivato in modo coerente l'accertamento dell'appropriazione (omesso versamento degli incassi per diversi turni, recupero operato dall'amministrazione mediante detrazione in busta paga). La Corte ha inoltre escluso la configurabilità del peculato d'uso per il denaro (natura fungibile) e ha ritenuto infondata la tesi della non punibilità per impossibilità. Quanto al terzo motivo, la Corte lo ha esaminato e respinto, confermando che l'autista che vende biglietti a bordo svolge mansioni non meramente esecutive: oltre alla riscossione è tenuto al controllo della regolare presenza dei passeggeri e ad attivare i verificatori, attività che lo collocano al di fuori delle semplici mansioni d'ordine e lo qualificano come incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.). Conseguentemente è stata confermata la condanna per peculato e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    La Corte ha ritenuto integrato il reato di peculato per appropriazione delle somme riscosse dall'incaricato del servizio; il recupero delle somme mediante detrazione in busta paga non esclude che si sia verificata l'appropriazione definitiva, idonea a integrare il reato.

  • art. 81 cod. pen. (concorso di persone e continuazione)

    Citato nell'imputazione per gli artticoli ascritti; la decisione non precisa interventi interpretativi particolari oltre la menzione nella formulazione del capo d'imputazione.

  • art. 606, lett. e) cod. proc. pen. (motivi di ricorso per cassazione)

    La Corte ha ritenuto i primi motivi inammissibili perché si limitavano a chiedere il riesame del merito e del convincimento del giudice di merito senza indicare un preciso vizio di legge o regole inferenziali violate.

  • art. 358 cod. pen. (incaricato di pubblico servizio)

    La Corte ha interpretato la norma nel senso che la qualifica di incaricato di pubblico servizio si determina in base alle mansioni concrete svolte: se l'operatore, oltre a riscuotere, svolge attività di controllo e compiti connessi alla gestione del servizio, non è mera mansione d'ordine e rientra nell'area pubblicistica.

  • art. 49, comma 2 cod. pen. (reato impossibile)

    La Corte ha ritenuto inammissibile la tesi della non punibilità per impossibilità, ritenendo che i sistemi di controllo e di recupero non incidono sulla idoneità della condotta a integrare la consumazione del reato quando si realizza la definitiva appropriazione.

  • legge 26/4/1990, n. 86

    Richiamata per il capoverso dell'art. 358 c.p. che esclude dall'area pubblicistica l'esercizio di semplici mansioni d'ordine; la Corte ne applica il principio distinguendo le mansioni meramente esecutive da quelle di controllo e di rendiconto.

Massime di principio

  • I motivi di cassazione che chiedono la riconsiderazione del merito probatorio senza indicare specifici vizi giuridici sono frequentemente dichiarati inammissibili: in Cassazione non è consentito il mero riesame del fatto.
  • L'omesso versamento degli incassi da parte di un incaricato e il conseguente recupero da parte dell'ente (es. detrazione in busta paga) non escludono l'appropriazione: il rimedio amministrativo non equivale alla normale consegna dell'incasso e non cancella il reato.
  • Il peculato d'uso difficilmente è applicabile al denaro, per la sua natura fungibile: la giurisprudenza tende a escludere questa ipotesi per i contanti.
  • La qualificazione soggettiva di "incaricato di pubblico servizio" si basa sulle mansioni concrete e sulle modalità di registrazione/rendicontazione: mansioni di controllo, obblighi di rendiconto o poteri certificativi avvicinano la figura all'area pubblicistica; mansioni meccanizzate e puramente esecutive possono escluderla.
  • Se la vendita del titolo e la riscossione avvengono a bordo e il conducente ha altresì compiti di controllo dell'accesso e della regolarità del viaggio, è probabile che venga riconosciuta la qualifica di incaricato di pubblico servizio e, dunque, la rilevanza penale in caso di appropriazione.
  • La difesa che invochi la non punibilità per impossibilità deve dimostrare l'inidoneità strutturale della condotta alla consumazione del reato; la sola esistenza di meccanismi di recupero amministrativo non è sufficiente.

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