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Sentenza

Sentenza del 10/09/2019 n. 3444 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha contestato l’attribuzione presuntiva, in proporzione alla propria partecipazione societaria, dei maggiori redditi non dichiarati dalla V. S.r.l. Ha sostenuto che mancassero prove sufficienti della distribuzione degli utili ai soci e che gli importi accertati fossero ricavi lordi, dai quali avrebbero dovuto essere detratti i costi sostenuti per produrli, anziché redditi netti imponibili. L’accertamento traeva origine da controlli della Guardia di finanza relativi agli anni 2012-2014 e all’emissione di fatture false.

La decisione

L’appello è stato respinto e la sentenza di primo grado è stata confermata. Il giudice ha ritenuto applicabile, nel caso di società di capitali a ristretta base partecipativa o familiare, la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, purché fondata su elementi gravi, precisi e concordanti. Ha inoltre escluso che la contribuente avesse dimostrato l’esistenza e l’ammontare dei costi deducibili eventualmente sostenuti per realizzare i ricavi non dichiarati. V. M. è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 3.000 euro.

Norme richiamate

  • Articolo 53 della Costituzione

    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

    La contribuente ha richiamato il principio della capacità contributiva sostenendo che la tassazione dovesse colpire l’utile effettivo, e non i ricavi lordi comprensivi dei costi. Il giudice, tuttavia, ha ritenuto non provata l’esistenza e l’entità di tali costi.

  • Principio giurisprudenziale sulla distribuzione degli utili extracontabili nelle società a ristretta base partecipativa

    Cassazione n. 27067 del 2016 e n. 441 del 2013

    Nelle società di capitali con compagine ristretta o familiare, i maggiori redditi extracontabili accertati in capo alla società possono essere presuntivamente attribuiti ai soci in proporzione alle quote possedute, quando la presunzione sia sostenuta da elementi gravi, precisi e concordanti e non da una mera attribuzione automatica.

Massime di principio

  • Nelle società di capitali a ristretta base partecipativa, l’accertamento di utili extracontabili può legittimare la presunzione della loro distribuzione ai soci, anche senza prova diretta del materiale pagamento, purché l’amministrazione dimostri adeguatamente i fatti presupposti.
  • La presunzione di distribuzione degli utili non è automatica né assoluta: il contribuente può contrastarla dimostrando, ad esempio, l’assenza di distribuzione, l’accantonamento degli utili, la propria estraneità alla gestione o l’incompatibilità finanziaria della distribuzione.
  • Quando si sostiene che l’accertamento riguarda ricavi lordi e non redditi netti, è necessario provare in modo concreto, documentato e quantificato i costi sostenuti per conseguire quei ricavi. Dichiarazioni generiche sull’utilizzo delle somme non sono sufficienti.
  • L’onere di dimostrare costi deducibili o componenti negativi non considerati dall’accertamento grava sul contribuente quando tali elementi non risultano dalla contabilità o dagli atti già acquisiti.
  • La conferma dell’accertamento comporta normalmente, per la parte soccombente, anche la condanna alla rifusione delle spese processuali.

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