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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31882/2023 del 24/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano del 9/11/2022 che ha confermato la condanna (sentenza di primo grado da abbreviato) per il reato di cui all'art. 5 d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74 (omessa presentazione della dichiarazione IVA 2014). Il ricorso deduce in particolare che il giudice di rinvio non si è uniformato alle indicazioni della precedente sentenza di annullamento della Cassazione: non ha valutato adeguatamente gli effetti probatori di una sentenza irrevocabile di assoluzione (prodotta agli atti) che aveva affermato che la Stabile era mero "prestanome" e estranea alla gestione concreta della societaà, e dunque non ha spiegato perché l'omessa vigilanza debba essere attribuita a dolo (anche eventuale) e non a mera negligenza. Inoltre si lamenta la mancata applicazione delle attenuanti generiche (art. 131-bis cod. pen.) dati età, scolarizzazione e condizioni psicologiche della ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano. Il secondo motivo è stato assorbito. La Corte ha rilevato che il giudice di rinvio non ha dato la motivazione richiesta dalla sentenza di annullamento: non ha esaminato se, alla luce della sentenza irrevocabile di assoluzione acquisita, emergessero elementi tali da escludere o comunque da far dubitare della sussistenza del dolo specifico richiesto per i reati tributari (in particolare l'intento di evadere l'imposta), ovvero se dai rapporti tra la Stabile e l'amministratore di fatto potesse desumersi consapevolezza della macroscopica illegalità e dunque dolo. Pertanto la decisione e la pena (mesi otto, sospesa) sono state annullate con rinvio.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 5

    Rilevato come norma che sanziona l'omessa presentazione della dichiarazione IVA; la Corte sottolinea che si tratta di reato tributario a dolo specifico, per cui oltre alla carica formale servono elementi per provare l'intento di evadere l'imposta

  • d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 10-quater

    Richiamata per confronto: la fattispecie richiede ingerenza effettiva nella gestione societaria; la Cassazione osserva che la differenza formale tra le fattispecie non esonera il giudice dall'esaminare se la posizione di prestanome escluda il dolo necessario per il reato contestato

  • cod. proc. pen., art. 238-bis

    La sentenza irrevocabile acquisita agli atti può essere utilizzata non solo per il fatto storico dell'assoluzione/condanna, ma anche come fonte di prova dei fatti in essa accertati; il giudice doveva valutare tali dati nella nuova decisione

  • cod. proc. pen., art. 627, comma 3

    Riferito nel motivo di ricorso: riguarda l'obbligo del giudice di rinvio di conformarsi ai principi di diritto indicati dalla Cassazione; la Corte ha ritenuto che questo obbligo non è stato adempiuto nella motivazione fornita

  • cod. pen., art. 40, comma 2

    Citate come fundamento per la responsabilità concorrente dell'amministratore di diritto quando opera da prestanome; la Cassazione indica che l'accettazione della carica espone al rischio di responsabilità, ma per i reati tributari occorrono ulteriori elementi per dimostrare il dolo specifico

  • cod. civ., art. 2932

    Richiamato nel testo (come norma civile menzionata nella motivazione territoriale); comunque la decisione enfatizza che la mera titolarità della carica non è di per sé sufficiente a provare il dolo specifico

  • cod. pen., art. 131-bis

    Norma sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte d'appello aveva escluso la sua applicazione senza valutare adeguatamente le circostanze personali poste dalla difesa, ragione per cui la questione dovrà essere riesaminata nel nuovo giudizio se rilevante

  • D.Lgs. 28 luglio 1989 n. 271, art. 173, comma 1

    Richiama il limite di esposizione dei motivi di ricorso da parte della difesa; la Cassazione ha giudicato i motivi nei limiti consentiti dalla norma

Massime di principio

  • Una sentenza irrevocabile di assoluzione, se prodotta ritualmante, può essere utilizzata anche come fonte di prova sui fatti ivi accertati e deve essere valutata nel giudizio successivo, non può essere ignorata per mera differenza formale di fattispecie
  • La qualifica di "prestanome" o amministratore di diritto non determina automaticamente il dolo specifico richiesto per i reati tributari: per affermare la responsabilità occorre valutare il complesso dei rapporti con l'amministratore di fatto, la conoscenza o la consapevolezza della illegalità e altri elementi che dimostrino l'intento di evadere
  • Il giudice di rinvio, pur avendo autonomia di valutazione, è vincolato a esaminare e motivare le questioni indicate dalla sentenza di annullamento: deve spiegare perché gli elementi emersi in precedenza non incidono sulla ricostruzione del dolo
  • L'accettazione di una carica societaria comporta l'assunzione di rischi connessi alle attività poste in essere dall'amministratore di fatto, ma per reati a dolo specifico è necessario individuare elementi aggiuntivi indicativi della consapevolezza dell'illegalità
  • Le attenuanti o cause di non punibilità (es. art. 131-bis) non possono essere liquidate senza una motivazione puntuale: se prospettate dalla difesa, devono essere valutate e argomentate dal giudice

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