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Sentenza

Sentenza n. 271/2026 - Parma, Sezione 1

per l'annullamento - del provvedimento emesso dalla Prefettura di Piacenza prot. n. -OMISSIS-, di revoca del nulla osta, notificato a mezzo pec in data 22/10/2025; - di ogni atto allo stesso preordinato, presupposto, consequenziale e connesso.

Giustizia amministrativa202500696

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Parma, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del nulla osta al visto di ingresso finalizzato alla conclusione del contratto di soggiorno, con revoca della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca del nulla osta adottata dalla Prefettura dopo che la Questura aveva comunicato la mancata assunzione da parte del datore di lavoro. Il rapporto di lavoro, tuttavia, era stato successivamente instaurato il 10 settembre 2025, prima dell'adozione della revoca del 22 ottobre 2025. Il ricorrente ha dedotto, in primo luogo, la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, da intendersi come mancata comunicazione di avvio del procedimento di revoca. In secondo luogo, ha dedotto la violazione dell'art. 22, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998, nonché dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, sostenendo che il ritardo nell'assunzione era dipeso da contingenti e gravi difficoltà economiche del datore di lavoro, non imputabili al lavoratore, e che l'assunzione si era comunque concretamente perfezionata. Ha inoltre contestato la qualificazione del contratto di soggiorno come negozio in frode alla legge ex art. 1344 c.c.

La decisione

Il ricorso è stato accolto e il provvedimento di revoca è stato annullato. Il Collegio ha ritenuto rilevante l'assunzione intervenuta prima della revoca, qualificandola come sopravvenienza impropria da valutare nel giudizio, in considerazione della natura personale e fondamentale delle posizioni coinvolte e della trasformazione del processo amministrativo verso una verifica della fondatezza della pretesa sostanziale. Anche adottando la prospettiva del giudizio impugnatorio, la Prefettura avrebbe dovuto aggiornare la situazione lavorativa dello straniero prima di decidere, poiché tra la comunicazione della Questura del 9 settembre 2025 e la revoca del 22 ottobre 2025 era trascorso più di un mese e l'informazione era facilmente acquisibile tramite le banche dati delle Forze di Polizia. Il Collegio ha inoltre escluso che il contratto di soggiorno costituisse un negozio in frode alla legge: l'assunzione era effettivamente intervenuta, sebbene in ritardo, per una temporanea difficoltà economica datoriale documentata e riconducibile a causa di forza maggiore. La censura procedimentale è stata assorbita. Le spese sono state compensate, con rifusione del contributo unificato, ove versato, a carico dell'Amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 22, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998

    La disposizione è richiamata quale parametro della disciplina del nulla osta al lavoro subordinato e della relativa revoca; la decisione valorizza, nell'esercizio del potere amministrativo, la concreta instaurazione del rapporto di lavoro e la necessità di considerare le circostanze sopravvenute rilevanti.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La norma è invocata per la mancata comunicazione dei motivi ostativi, ma la relativa censura è assorbita.

  • art. 1344 cod. civ.

    La qualificazione del contratto di soggiorno come negozio in frode alla legge richiede un'effettiva elusione della disciplina normativa; tale elusione è stata esclusa quando l'assunzione sia comunque intervenuta, seppure tardivamente, per una difficoltà economica temporanea del datore di lavoro.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte ricorrente mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Nel giudizio amministrativo in materia di immigrazione, quando sono coinvolti diritti fondamentali della persona, il giudice deve considerare anche le sopravvenienze improprie, ossia circostanze di fatto già esistenti al momento dell'adozione dell'atto ma non valutate dall'amministrazione, se rilevanti per la fondatezza della pretesa sostanziale.
  • La concreta instaurazione del rapporto di lavoro prima della revoca del nulla osta costituisce una circostanza rilevante che l'amministrazione deve verificare e ponderare, anche se intervenuta dopo la comunicazione iniziale della mancata assunzione.
  • Quando tra la conoscenza della mancata assunzione e l'adozione della revoca decorra un periodo significativo, l'amministrazione deve aggiornare la situazione lavorativa dello straniero, soprattutto se tale informazione è agevolmente acquisibile tramite banche dati istituzionali.
  • La stipula del contratto di soggiorno non integra un negozio in frode alla legge quando il rapporto di lavoro venga effettivamente instaurato, seppure tardivamente, e il ritardo sia riconducibile a una temporanea difficoltà economica del datore di lavoro non imputabile al lavoratore.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaAutotutela
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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