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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21314/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Cosenza che aveva rigettato l'appello della CARAVETTA contro il decreto del GIP di Castrovillari di rigetto dell'istanza di dissequestro di parte di un'area demaniale (area destinata a posa di sdraio e ombrelloni del Lido Nettuno, Schiavonea). La difesa deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per omessa valutazione delle produzioni documentali (in particolare le proroghe/concessioni demaniali e i pagamenti dei canoni), invocando la buona fede della ricorrente e richiamando la normativa sovranazionale (Direttiva Bolkenstein) e la giurisprudenza amministrativa che, secondo la difesa, avrebbero inciso sul giudizio di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 325 c.p.p., ritenendo che le censure della ricorrente non prospettassero una violazione di legge ma costituissero una critica alla motivazione della sentenza di annullamento resa dalla Corte rimettente. La Corte ha condiviso l'esito del giudice del rinvio che, applicando i principi indicati dalla Corte rimettente, ha ritenuto non invocabili in sede cautelare le norme emergenziali e le proroghe automatiche in assenza di un valido titolo concessorio e, in mancanza di elementi che attestassero la buona fede dell'occupante, ha confermato la condizione di occupazione arbitraria. A seguito della declaratoria di inammissibilità la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 1161 cod. nav.

    L'occupazione di spazio demaniale marittimo è arbitraria e integra il reato previsto dall'art.1161 cod. nav. se non è legittimata da un valido titolo concessorio; la Corte ha ritenuto applicabile tale principio nel caso di assenza di titolo.

  • art. 56 cod. nav.

    Richiamato come riferimento normativo nei capi d'imputazione a carico della società/concessionaria; non è stato decisivo per l'ammissibilità del ricorso.

  • art. 633 e art. 639-bis cod. pen.

    Norme penali richiamate nei capi d'imputazione; citate nel quadro fattuale ma non centrali ai profili di diritto sostanziale esaminati in cassazione sull'ammissibilità.

  • art. 325 c.p.p.

    "Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"

    Ha costituito il fondamento per la declaratoria di inammissibilità: il ricorso in cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare motivazioni di merito o valutazioni fattuali che non configurino vizi di legge.

  • artt. 322-bis e 324 c.p.p.

    Tipologie di ordinanze cui si riferisce l'art. 325 c.p.p.; il ricorso era proposto contro un'ordinanza emessa in virtù delle predette norme.

  • art. 606 co.1 lett. e) c.p.p.

    Richiamato nel ragionamento giurisprudenziale per evidenziare che l'illogicità manifesta della motivazione è rimessa ad altro parametro di impugnazione e non all'art.325; la Corte ha distinto i vizi deducibili ai fini di ammissibilità.

  • Direttiva Bolkenstein (art. 12)

    La Direttiva e la giurisprudenza europea/amministrativa impongono che il rilascio e il rinnovo delle concessioni marittime a uso turistico-ricreativo avvengano tramite gara; la Corte amministrativa, per motivi di ordine pubblico economico-sociale, ha temporaneamente previsto efficacia delle concessioni fino al 31/12/2023, ma la Corte penale ha ritenuto che ciò non valesse a sanare, in sede cautelare penale, un'occupazione in assenza di valido titolo.

  • legge n. 88 del 2001

    Citata come riferimento temporale per valutare eventuale decadenza della concessione; la Corte ha ritenuto che non fosse dimostrata la decadenza per titolo o colpa del concessionario rilevante al fine di escludere buona fede.

  • decreto-legge n. 34 del 2020, conv. in legge 17 luglio 2020, n. 77

    Normativa emergenziale richiamata in tema di pagamento canoni e proroghe; la Corte ha ritenuto che tali misure, se anche rilevanti nei rapporti amministrativi, non fossero invocabili in sede cautelare per legittimare l'occupazione in assenza di formale titolo.

  • legge di bilancio 2019 e norme del "decreto rilancio"

    Norme che prevedevano proroghe/quindicennali delle concessioni; la Corte ha escluso la loro efficacia come motivo cautelare per il dissequestro quando manca un titolo valido e quando non sono intervenuti atti amministrativi di proroga/formalizzazione.

  • Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 9 novembre 2021, n. 17

    Decisione amministrativa che ha affermato la necessità di gare per rinnovi e ha sospeso gli effetti immediati disapplicativi fissando una efficacia sino al 31/12/2023; la Corte di cassazione ha osservato che tale pronuncia non trasforma in legittima un'occupazione priva di titolo in sede cautelare penale.

  • Sezioni Unite, sent. n. 25932 del 29/5/2008 (Ivanov)

    Giurisprudenza di principio sulla nozione di "violazione di legge" ai fini dell'art. 325 c.p.p.; utilizzata per delimitare i limiti di ammissibilità del ricorso in cassazione.

  • Corte Cost., n. 186/2000

    Richiamata in tema di condanna alle spese e valutazione di colpa nella determinazione dell'inammissibilità; la Corte ha ritenuto non sussistente l'assenza di colpa nella proposizione del ricorso.

Massime di principio

  • L'occupazione di aree demaniali marittime è lecita solo se esiste un titolo concessorio valido ed efficace: in mancanza, si configura occupazione arbitraria che può integrare responsabilità penale (art.1161 c.n.).
  • Le proroghe automatiche o normative delle concessioni (legge di bilancio 2019, decreti emergenziali) non possono, di per sè e in sede cautelare penale, sanare l'assenza di un formale e valido titolo concessorio: occorrono atti amministrativi formali che attribuiscano un titolo.
  • La buona fede del concessionario è rilevante in sede cautelare ma deve essere provata con elementi specifici (titoli, atti amministrativi, comportamenti chiari dell'Amministrazione); pagamenti dei canoni e comportamenti ambigui dell'ente non sono necessariamente sufficienti.
  • La Direttiva Bolkenstein e la giurisprudenza amministrativa che impongono gare per i rinnovi limitano l'efficacia delle proroghe automatiche: ciò può avere effetti sul diritto amministrativo ma non sempre è decisivo per rimuovere una misura cautelare penale se manca il titolo.
  • In Cassazione, l'impugnazione delle ordinanze ex artt. 322-bis/324 c.p.p. è circoscritta al vizio di violazione di legge (art.325 c.p.p.); censure basate su valutazioni fattuali o sulla diversa interpretazione della motivazione della sentenza di rinvio sono in gran parte inammissibili.
  • Chi richiede il dissequestro o il dissequestro parziale in sede cautelare deve produrre elementi concreti e formali che dimostrino il diritto alla detenzione dell'area (titoli concessori validi, provvedimenti amministrativi di proroga/assegnazione), specie quando la posizione dell'amministrazione locale è incerta o contraddittoria.

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