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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19648/2026 del 28/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso articolato in due motivi: (1) mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra varie condanne per truffa commesse tra il 2018 e il 2021, nonostante in allegato all'appello fossero prodotte l'ordinanza del Tribunale di Isernia e le sentenze richiamate che documentavano reati omogenei e identità di disegno criminoso; (2) omissione da parte della Corte d'appello nel valutare la richiesta di applicazione della pena sostitutiva della detenzione domiciliare (pena sostitutiva) proposta dalla difesa in udienza con procura speciale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso in parte fondato: ha accolto il primo motivo ritenendo che la Corte d'appello avesse errato nella valutazione e nell'applicazione del principio sull'onere di indicazione e allegazione degli elementi per il riconoscimento della continuazione, e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla questione della continuazione, rinviando per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Salerno. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché la richiesta di sostituzione della pena non era stata formulata con atto di gravame specifico e motivato; la Corte ha confermato il principio che la Corte d'appello non può disporre ex officio la conversione delle pene detentive brevi in assenza di una richiesta specifica nell'atto di appello. Nel resto il ricorso è dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Citato come limite alla formulazione dei motivi di ricorso (vincoli di specificità e ambito delle censure ammessi).

  • art. 20-bis cod. pen.

    Richiamato nella censura relativa alle pene sostitutive; nella decisione è valutato nel quadro della disciplina sulle misure alternative ma la Corte lo considera non decisivo data l'assenza di una specifica istanza nell'atto di gravame.

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Interpretato nel senso che la conversione della pena detentiva non rientra tra benefici che il giudice d'appello può disporre d'ufficio: occorre una specifica e motivata richiesta dell'appellante.

  • art. 598-bis, comma 4-bis, cod. proc. pen. e d.lgs. 19 marzo 2024, n. 31

    Rilevato che la possibilità di esprimere consenso alla sostituzione fino alla data dell'udienza non sopprime l'onere di devolvere la questione alla Corte d'appello mediante un motivo di gravame specifico.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Richiamato in ordine alla disciplina transitoria; la Corte precisa che la fattispecie non è regolata in senso da modificare l'onere di specificità dell'atto di gravame.

  • Cass. Sez. 2, n. 2224 del 05/12/2017 (Pellicoro, Rv. 271768-01)

    Ai fini del riconoscimento della continuazione in sede di cognizione, incombe sull'interessato l'onere di indicazione e allegazione degli specifici elementi dai quali possa desumersi l'identità del disegno criminoso

    Precedente richiamato dalla Corte d'appello per giustificare il diniego; la Corte di cassazione però ritiene che nel caso concreto la documentazione prodotta dall'appellante (ordinanza di Isernia e testi delle sentenze) soddisfacesse l'onere di allegazione e renda individuabile il collegamento tra i reati.

  • Cass. Sez. 2, n. 14168 del 25/03/2025 (Consoli, Rv. 287820-01)

    Precedente che afferma l'impossibilità per la Corte d'appello di disporre la sostituzione della pena d'ufficio quando l'atto di gravame non contenga una specifica e motivata richiesta; la sentenza conferma l'onere dell'appellante di sostenere la richiesta con deduzioni puntuali.

  • Cass. Sez. 6, n. 5985 del 09/01/2026 (D., Rv. 289419-01)

    Ulteriore precedente richiamato a sostegno del principio secondo cui la possibilità di consenso in udienza non esonera dall'obbligo di devolvere la questione alla Corte tramite motivi di gravame.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede di cognizione è necessario indicare e allegare le sentenze/atti decisivi che permettano di evidenziare l'identità del disegno criminoso; se tali documenti sono prodotti, anche una formulazione di motivo non molto analitica può risultare tuttavia sufficiente.
  • La mera richiesta generica nel gravame può non essere decisiva se non è accompagnata dalle sentenze o dalla documentazione che dimostri omogeneità di fattispecie, modalità e periodo temporale tra i reati.
  • La richiesta di applicazione di pene sostitutive (es. detenzione domiciliare) deve essere formulata con atto di appello mediante motivo specifico e motivato: sollevare la questione solo in udienza, senza averla devoluta in modo formale nell'atto di gravame, comporta il rischio di inammissibilità.
  • La Corte d'appello non può disporre d'ufficio la conversione delle pene detentive brevi in pene sostitutive se l'appellante non ha assolto all'onere di specificare e motivare la richiesta nell'impugnazione.
  • Se la Corte di cassazione riscontra un errore sull'applicazione di un istituto limitatamente a un profilo (es. continuazione), può annullare solo su quel punto e rinviare per nuovo giudizio, lasciando salde le restanti statuizioni non censurate o ritenute inammissibili.

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