Cassazione Penale, Sentenza n. 35448/2024 del 20/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna per cassazione la decisione che ha escluso l'esimente del "recesso attivo" (art. 56, comma 4 c.p.), sostenendo vizio di motivazione. Si contesta in particolare che la Corte d'appello, anziché valutare se la contro-condotta volontaria dell'imputato fosse idonea e direzionata ad interrompere il processo causale verso l'evento, abbia motivato con argomentazioni soggettivistiche sull""opportunismo"" dell'azione. Nel caso concreto Salvagno, dopo aver colpito la moglie con un bastone provocandole gravi lesioni, avrebbe fornito indicazioni che hanno permesso il rinvenimento tempestivo della vittima e il salvataggio: secondo il ricorrente tale condotta va qualificata come recesso attivo perché volontaria e concretamente idonea a impedire l'evento.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato la sentenza impugnata nella parte relativa all"attenuante del recesso attivo (art. 56, quarto comma, c.p.) e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d"Appello di Torino per un nuovo giudizio sul punto e sul trattamento sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno spiegato che il giudice di merito non ha adeguatamente motivato l'esclusione della volontarietà della contro-condotta, avendo valorizzato elementi non decisivi (es. la telefonata al 118 su sollecitazione del figlio, l'ipotesi di opportunismo e la presunta falsificazione delle modalità del fatto) senza indicare elementi oggettivi che smentissero la genuina intenzione dell"imputato di impedire l'evento.
Norme richiamate
art. 56, quarto comma, codice penale
Riconosce la diminuzione di pena a chi volontariamente impedisca l"evento o tenga una condotta attiva volta a scongiurarlo; la Cassazione interpreta il requisito della volontarietà come riferito alla contro-condotta attuata (non alle motivazioni psicologiche sottostanti) e richiede che tale condotta sia espressione di un serio intendimento di invertire la direzione del processo causale
Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez. 5, n. 12045/2020; Sez. 3, n. 17518/2018; Sez. 7, n. 22817/2014; Sez. 1, n. 2077/2023)
Le pronunce precisano che non configura recesso attivo la mera segnalazione opportunistica a terzi volta a sviare sospetti; d'altra parte, la giurisprudenza più recente ammette il recesso anche se sussiste una volontà concorrente di alterare le prove, purché la contro-condotta sia oggettivamente e volontariamente idonea a impedire l"evento
Massime di principio
- Il recesso attivo richiede una contro-condotta volontaria e direzionata a impedire l"evento: il giudice deve valutare la capacità effettiva della condotta di interrompere il processo causale, non soltanto le motivazioni soggettive dell"autore
- La tempestività e il nesso causale tra la condotta (es. chiamata ai soccorsi, indicazioni per il rinvenimento) e l"evitamento dell"evento sono elementi decisivi per riconoscere l"attenuante
- La mera segnalazione a terzi finalizzata all"opportunismo o a sviare i sospetti non esclude automaticamente l"attenuante solo se la condotta è comunque idonea e volontaria a impedire l"evento; tuttavia l"opportunismo può essere elemento probatorio contrario se sorretto da elementi oggettivi
- Il giudice d"appello deve motivare espressamente su elementi oggettivi che escludono la volontarietà della contro-condotta (tempi, modalità, efficacia concreta), altrimenti la decisione può essere annullata per vizio di motivazione
- In situazioni analoghe, se c"è dubbio sull"intento dell"autore o sull"efficacia della sua azione, è opportuno rivalutare il fatto in istruttoria o in altro grado, acquisendo elementi probatori sui tempi, sui contatti con i soccorsi e sull"incidenza delle indicazioni fornite
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