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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36313/2025 del 07/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputati ricorrono contro la sentenza della Corte d'appello che ha confermato la loro responsabilità per coltivazione e detenzione di sostanza stupefacente, in relazione a una piantagione organizzata di marijuana rinvenuta in un'azienda di loro titolarità. La difesa contesta la valutazione di responsabilità, sostenendo l'irrilevanza degli elementi valorizzati dai giudici di merito; inoltre censura il trattamento sanzionatorio, in particolare la determinazione della pena nel massimo edittale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche, lamentando in sostanza una mancata considerazione di benefici di legge richiesti in modo generico nelle conclusioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure sulla responsabilità, perché già confutate dalla Corte d'appello sulla base della presenza dei ricorrenti nel luogo e della titolarità dell'azienda ove era in corso una piantagione organizzata di marijuana, con un contributo attivo della coimputata mentre innaffiava le piante. Ha inoltre reputato adeguatamente motivata la determinazione della pena al massimo edittale ex art. 73, comma 4, d.P.R. 309/1990 e il diniego delle attenuanti generiche, fondato sulla gravità del fatto e sull'assenza di elementi favorevoli. Conseguentemente, ha condannato ciascun ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990

    richiamato come parametro per la determinazione della pena nel massimo edittale in relazione al fatto ritenuto di particolare gravità nel contesto della coltivazione/detenzione di stupefacente

  • art. 62-bis c.p.

    richiamato implicitamente dal riferimento alle circostanze attenuanti generiche, negate per assenza di elementi favorevoli e per la gravità del fatto

  • art. 616 c.p.p.

    base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende a seguito di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In tema di coltivazione e detenzione di stupefacenti, la responsabilità può essere desunta da un quadro probatorio che collochi stabilmente l'imputato nel luogo della coltivazione e nella titolarità dell'azienda in cui la piantagione organizzata è in atto, specie se emergono condotte materiali significative di partecipazione alla coltivazione.
  • Le censure di legittimità che si limitano a riproporre doglianze già esaminate e confutate con motivazione logica e coerente dai giudici di merito sono inammissibili quando non evidenzino specifici vizi di legge o manifeste illogicità della motivazione.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è sorretto da motivazione sufficiente quando il giudice valorizza la gravità del fatto e l'assenza di elementi positivi idonei a giustificare un trattamento più mite; non è necessario che la richiesta di "benefici di legge" sia automaticamente intesa come domanda specifica di attenuanti generiche se la relativa censura non coglie la ratio della decisione.
  • La determinazione della pena nel massimo edittale è legittima se il giudice di merito dà conto, anche tramite rinvio alla sentenza di primo grado, degli elementi di particolare gravità del fatto posti a fondamento della scelta sanzionatoria.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

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