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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35599/2023 del 24/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha rigettato l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 ord. pen. presentata da Esposito e ha concesso la detenzione domiciliare. Il Tribunale aveva motivato il diniego con l'assenza di attività lavorativa, l'esistenza di un procedimento pendente per minaccia commessa nel 2020 (successiva a un precedente affidamento in prova nel 2012 conclusosi positivamente) e la mancanza di un progetto di reinserimento strutturato. Il ricorrente ha denunciato vizio di motivazione per omissione di valutazione della condotta successiva alla condanna e contraddittorietà rispetto alle risultanze documentalmente attestate sullo svolgimento dell'attività lavorativa.

La decisione

Il giudice ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Brescia per un nuovo giudizio. La Corte ha riscontrato un vizio di motivazione consistente nell'omissione della valutazione del comportamento del condannato dopo la condanna e in una contraddittorietà/travisamento delle risultanze rispetto all'affermazione dell'assenza di attività lavorativa, nonostante il dispositivo prevedesse uscite per attività lavorativa già autorizzata.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    Regola i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale: richiede la valutazione della personalità e dei comportamenti attuali del condannato, l'accertamento dell'assenza di indicazioni negative e della presenza di elementi positivi che consentano una prognosi favorevole, e l'esame delle relazioni degli organi di osservazione. Non è richiesta la completa revisione critica del passato, ma almeno l'avvio di tale processo.

  • art. 612-bis cod. pen.

    Reato per il quale il condannato è stato giudicato. La gravità del reato è elemento da considerare nella prognosi, ma non è automaticamente decisiva per escludere misure alternative se sussistono elementi positivi di reinserimento.

  • art. 614 cod. pen.

    Reato contestato al condannato; analogamente alle altre fattispecie, la natura del reato concorre nella valutazione della pericolosità residua ma va bilanciata con il comportamento successivo e i segnali di recupero.

  • art. 610 cod. pen.

    Reato imputato al condannato; la sua rilevanza è valutata in combinazione con gli altri elementi prognostici richiesti per l'affidamento in prova.

Massime di principio

  • Il giudice che decide sull'affidamento in prova deve motivare espressamente la valutazione della condotta del richiedente successiva alla condanna; l'omissione di tale analisi può determinare l'annullamento del provvedimento.
  • La commissione di un reato dopo un precedente affidamento non impedisce automaticamente un nuovo affidamento: occorre valutare se sia stato almeno avviato un processo di revisione critica e se esistano elementi positivi di reinserimento.
  • Le risultanze documentali e le relazioni degli organi di osservazione (comprese le attestazioni sull'attività lavorativa) sono elementi essenziali e devono essere valutate coerentemente; contraddizioni tra motivazione e dispositivo configurano vizio di motivazione.
  • La mancata esistenza di un progetto di reinserimento strutturato o di un'attività lavorativa può giustificare il diniego, ma il giudice deve prima accertare concretamente tali carenze e motivare adeguatamente la valutazione.
  • In caso di travisamento delle risultanze o di motivazione insufficiente, la prassi è l'annullamento con rinvio per un nuovo esame piuttosto che una decisione nel merito priva di adeguata istruttoria.

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