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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17793/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto istanza di revisione sostenendo l'ammissibilità della stessa in ragione della novità della prova (istanza che la Corte d'appello aveva già ritenuto ammissibile e per la quale aveva autorizzato accertamenti istruttori), ma censura la decisione di rigetto nel merito per difetto di motivazione rafforzata. Si contesta che la Corte d'appello abbia sostituito la causa dell'interesse personale (da quella riconosciuta nella sentenza oggetto di revisione a quella basata sull'amicizia tra il ricorrente e Amara), integrando così in realtà la motivazione anziché limitarvisi, e che abbia valutato in modo autonomo e nuovo le prove originarie introdurre un fatto nuovo coperto dal giudicato. Si denuncia inoltre un travisamento della prova circa la fonte dell'accusa diffamatoria. Sotto il profilo dell'art. 323 c.p. si contesta la sussistenza del dolo intenzionale e della doppia ingiustizia/non patrimonialità del vantaggio: una volta escluso il collegamento tra il padre di Amara e i soggetti Castro, Salmeri e Solarino, non sarebbe sostenibile l'intenzione di avvantaggiare tali soggetti; il vantaggio ravvisato dalla Corte sarebbe non patrimoniale, con conseguente trasformazione dell'elemento soggettivo del reato (da dolo intenzionale a, al più, dolo eventuale), rendendo il fatto irrilevante penalmente. Infine si censura la carenza o apparenza della motivazione in relazione al requisito della doppia ingiustizia e alla presunta connessione con il procedimento "Oikothen" giustificativa della partecipazione del ricorrente all'udienza del giudice di pace di Augusta.

La decisione

La Corte d'appello, pur avendo dichiarato l'ammissibilità dell'istanza di revisione e accolto le richieste istruttorie, ha rigettato l'istanza nel merito. Nel corso del provvedimento si è altresì chiarito il principio di distinzione tra casi di depenalizzazione (in cui può residuare un interesse a ottenere revisione per evitare sanzioni amministrative) e casi di abolizione totale del reato: nel caso di abolizione totale il fatto perde ogni disvalore penale e non sorgono residui effetti amministrativi, con la conseguenza che i precedenti indirizzi giurisprudenziali riferiti alla depenalizzazione non sono applicabili.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen.

    La norma è stata invocata dal ricorrente per censurare la mancata prova del dolo intenzionale, della doppia ingiustizia e della patrimonialità del vantaggio; la Corte ha esaminato se gli elementi costitutivi del reato fossero effettivamente presenti e adeguatamente motivati.

  • art. 673 cod. proc. pen.

    Richiamata come rimedio alternativo in capo all'interessato (revoca della sentenza o decreto in sede di esecuzione) rispetto all'istanza di revisione.

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione agli effetti liberatori conseguenti a una pronuncia assolutoria che potrebbe derivare da una revisione favorevole.

  • decreto legislativo n. 507 del 30/12/1999

    Citato a titolo esemplificativo per il principio per cui la depenalizzazione trasforma taluni reati in illeciti amministrativi: la Corte distingue tra depenalizzazione (residui effetti amministrativi) e abolizione totale (assenza di residui effetti).

  • sent. n. 5899 del 02/01/2006

    Richiamata dal ricorrente come precedente in tema di revisione dopo depenalizzazione; la Corte ne dichiara l'inapplicabilità al caso di abolizione totale del reato.

  • Sez. 3, n. 30547 del 06/03/2019 (Chiocchio)

    Richiamata a sostegno del principio secondo cui l'interesse ad impugnare è legato all'utilità immediata e diretta che l'impugnazione può produrre.

  • Sez. 6, n. 17686 del 07/04/2016 (Conte)

    Citata analogamente per il criterio dell'immediatezza dell'utilità perseguita con l'impugnazione.

Massime di principio

  • L'ammissibilità di un'istanza di revisione per novità della prova deve essere esaminata dal giudice e, se riconosciuta, la valutazione di merito richiede una motivazione rafforzata che spieghi come la valutazione congiunta delle prove nuove e di quelle pregresse determini l'esclusione di ogni ragionevole dubbio.
  • Il giudice della revisione non può sostituire il fatto storicamente accertato dal giudicato con un fatto nuovo: ogni modifica della causa dell'interesse personale o della ricostruzione fattuale che comporti la sostituzione di elementi essenziali del fatto coperto da giudicato configura un vizio di motivazione e un travisamento della prova.
  • Per i reati che richiedono uno specifico elemento soggettivo (es. dolo intenzionale ai sensi dell'art. 323 c.p.) la trasformazione, in sede di rivalutazione, dell'elemento psicologico accertato (p.es. da dolo intenzionale a dolo eventuale) può rendere il fatto irrilevante penalmente: il giudice deve specificamente motivare la presenza dell'elemento soggettivo richiesto dalla norma.
  • La distinzione tra depenalizzazione e abolizione è cruciale: nella depenalizzazione può sussistere un interesse concreto alla revisione per evitare effetti amministrativi residui; in caso di abolizione totale il fatto perde ogni disvalore penale e non ricorrono gli stessi profili di interesse invocati nei casi di depenalizzazione.
  • La prova della fonte dell'accusa e della sua corretta ricostruzione è centrale in giudizio di revisione: il travisamento o la errata individuazione della fonte accusatoria può costituire motivo valido di censura e di rinnovata valutazione.

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