Cassazione Penale, Sentenza n. 10644/2022 del 24/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di revoca o sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere disposta dalla Corte di appello di Milano (ordinanza 19/08/2021) nell'ambito della procedura estradizionale promossa dalla Repubblica di Moldavia in relazione a sentenza irrevocabile del Tribunale di Chisinau del 6/3/2013 che ha condannato il ricorrente a 6 anni per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza (art. 352, comma 3, lett. d cod. pen. moldavo) e frode (art. 190 cod. pen. moldavo). Il ricorrente deduceva: a) insussistenza delle esigenze cautelari avendo ottemperato alle precedenti misure (obbligo di dimora e di presentazione alla P.G.); b) errato presupposto dell'"aggravamento" rappresentato dalla presunta definitività della pronuncia di estradizione, in quanto non era stata valutata l'applicabilità della sospensione feriale al termine per impugnare la pronuncia stessa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha verificato che la misura cautelare era già stata revocata dalla Corte di appello di Milano ex art. 715, comma 6, cod. proc. pen., con rimessione in libertà di Talmaci in data 14/12/2022. Per sopravvenuta carenza di interesse la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza (ricorso) proposta il 22/10/2022. Pertanto la Corte di Cassazione non ha esaminato nel merito le censure sul presunto difetto delle esigenze cautelari o sull'erroneo calcolo della definitività della sentenza di estradizione, atteso che il provvedimento richiesto era già divenuto privo di oggetto.
Norme richiamate
art. 718, comma 1, cod. proc. pen.
La Corte di Cassazione è competente a conoscere delle istanze di revoca o sostituzione delle misure cautelari disposte nell'ambito della procedura di estradizione quando gli atti si trovino presso la Corte per il giudizio sull'esistenza delle condizioni di estradizione.
art. 715, comma 6, cod. proc. pen.
Prevede la possibilità che la Corte territoriale revoca la misura cautelare; la revoca intervenuta dalla Corte di appello ha reso priva di interesse la richiesta al giudice superiore.
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 17773 del 13/04/2018 (Oprea, Rv. 272923)
Precisa i limiti e la competenza della Corte di Cassazione in materia di misure cautelari nel procedimento di estradizione quando gli atti sono pendenti davanti alla Corte.
Normativa penale moldava richiamata (art. 352, comma 3, lett. d e art. 190 cod. pen. moldavo)
sentenza irrevocabile del Tribunale di Chisinau del 06/03/2013
Fattispecie remote di reato oggetto della richiesta di estradizione e del titolo custodiale; la loro esistenza ha costituito la base della richiesta di estradizione e della misura cautelare adottata in Italia.
Massime di principio
- Se la misura cautelare impugnata è stata revocata dal giudice che l'ha disposta prima che la Corte suprema decida, l'istanza davanti alla Corte superiore può essere dichiarata inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
- La Corte di Cassazione è competente a valutare richieste di revoca o sostituzione di misure cautelari nell'ambito di procedimenti di estradizione solo se gli atti relativi all'estradizione si trovano presso la Corte per il giudizio sulle condizioni di estradizione (art. 718 c.p.p.).
- Il ricorrente può e deve documentare l'inesistenza delle esigenze cautelari (es. puntuale osservanza di misure meno afflittive) per ottenere la sostituzione o revoca; tali argomentazioni, però, diventano irrilevanti se l'organo che ha emanato la misura l'ha già revocata.
- La contestazione della presunta "definitività" di una sentenza di estradizione (es. per sospensione feriale del termine d'impugnazione) è un profilo procedurale che può incidere sul presupposto dell'aggravamento cautelare, ma va tempestivamente sollevata e adeguatamente documentata.
- In casi simili è consigliabile: 1) verificare immediatamente lo stato della misura presso il giudice che l'ha adottata; 2) chiedere la revoca al giudice che ha emesso la misura (art. 715 c.p.p.) prima di proporre istanze a giudici superiori; 3) se si ricorre in Cassazione, allegare lo stato effettivo della misura per evitare inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse; 4) conservare e produrre prova della compliance alle misure meno afflittive e di qualsiasi atto processuale che possa incidere sulla definitività del provvedimento di estradizione.
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