Cassazione Penale, Sentenza n. 12025/2026 del 30/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 18 maggio - 25/12 ottobre 2010 (proc. n. 1696/2010), con la censura che il periodo riconosciuto come "fungibile" dalla Procura di Teramo riguarderebbe soltanto altro procedimento (n. 3923/2009) e non il procedimento per cui Neroni era stato poi assolto, sicché dovrebbe riconoscersi l'indennizzo per la detenzione relativa al capo di imputazione assolto.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i provvedimenti SIEP (Procura di Teramo 2/2016 e Procura di Ancona 365/2019) indicano espressamente che il periodo contestato (in particolare i giorni 9-12 ottobre 2010 e l'intervallo 18 maggio-12 ottobre 2010) è stato computato a titolo di fungibilità nel complessivo periodo detentivo valutato per il cumulo delle pene; pertanto, secondo l'art. 314, comma 4, cod. proc. pen., non può essere riconosciuto indennizzo per la parte di custodia cautelare computata ai fini della determinazione della pena o sofferta in forza di altro titolo. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Il diritto alla riparazione è escluso per la parte di custodia cautelare che sia stata computata ai fini della determinazione della pena o per il periodo in cui la limitazione sia stata sofferta in forza di altro titolo; ciò comporta che la detenzione temporalmente sovrapposta a quella valida e computata non dà diritto all'indennizzo
art. 657 cod. proc. pen.
Il criterio di fungibilità impone il computo, ai fini dello scomputo della pena, di tutti i periodi di custodia cautelare precedentemente sofferti (se successivi alla commissione del reato per cui si espia la pena); tale computo esclude la possibilità di ottenere contemporaneamente lo scomputo e l'indennizzo per lo stesso periodo
Massime di principio
- Se una parte del periodo di custodia cautelare è stata computata ai fini della determinazione della pena (cumulo/scomputo), non è dovuto indennizzo per quella parte in base all'art. 314, comma 4 c.p.p.
- La fungibilità (art. 657 c.p.p.) impone al pubblico ministero di considerare tutti i periodi custodiali rilevanti per lo scomputo: la sovrapposizione temporale tra più titoli cautelari determina compensazione e impedisce l'indennizzo duplicato
- Per ottenere l'indennizzo il ricorrente deve provare che il periodo per cui chiede la riparazione non è stato computato né scomputato in ragione di altro titolo o provvedimento; la semplice assoluzione non basta se la detenzione è stata comunque conteggiata a titolo di fungibilità
- È necessario verificare i provvedimenti SIEP/cumulo della Procura: essi sono rilevanti e sovente decisivi per stabilire se il periodo è stato computato e quindi non indennizzabile
- Se la restrizione della libertà è stata sofferta contemporaneamente in forza di un altro titolo di pari o maggiore afflittività, il diritto all'indennizzo è escluso; solo in ipotesi di detenzione esclusiva e non computata può nascere il diritto alla riparazione
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