Sentenza n. 1389/2026 - Bologna, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di archiviazione dell’istanza per l’assegnazione in concessione di un’area demaniale fluviale ad uso strumentale sul Rio Melo, nonché gli ulteriori atti della procedura comparativa e gli eventuali atti di concessione o ricognizione demaniale connessi
Esito
Favorevole al resistente (amministrazioni concedenti)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’associazione ha proposto ricorso in riassunzione, a seguito di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, contro il provvedimento di ARPAE che aveva comunicato l’esito negativo, mediante archiviazione, della procedura comparativa per l’assegnazione in concessione di un’area demaniale ad uso strumentale situata nel porto canale di Riccione, lungo il Rio Melo. Ha inoltre contestato ogni ulteriore atto presupposto, connesso o consequenziale, compresa l’eventuale concessione demaniale rilasciata al Comune di Riccione e l’eventuale ricognizione della natura demaniale dell’area. Sono state dedotte articolate censure di violazione di legge ed eccesso di potere. La ricorrente aveva anche rappresentato di avere chiesto al Comune l’adozione di un atto meramente ricognitorio di proroga quindicennale della concessione demaniale marittima ai sensi dell’art. 1, comma 682, l. n. 145/2018. Le amministrazioni statali hanno eccepito il difetto di giurisdizione sulla delimitazione del demanio fluviale e marittimo e il difetto di legittimazione passiva, non essendo il provvedimento impugnato stato adottato da esse. Nel corso del giudizio, la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare nel merito le censure dedotte né le eccezioni di difetto di giurisdizione e di legittimazione passiva. La sopravvenienza dell’interesse è stata desunta sia dalla dichiarazione espressa della ricorrente, sia dalla documentazione prodotta da ARPAE: il Comune di Riccione aveva accolto l’istanza di proroga ex lege della concessione demaniale marittima già rilasciata alla ricorrente, estendendone la durata fino al 31 dicembre 2023, mentre ARPAE aveva ritirato il provvedimento di archiviazione impugnato. In applicazione del principio dispositivo, il giudice ha ritenuto di dover prendere atto della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse, non potendo decidere d’ufficio il merito né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire. Le spese sono state eccezionalmente compensate, tenuto conto della definizione in rito e della richiesta della ricorrente.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Costituisce il fondamento processuale della declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
È richiamato tra le disposizioni applicate dal giudice nella definizione del giudizio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
È richiamato quale disciplina dell’udienza di smaltimento dell’arretrato nella quale la causa è stata discussa.
art. 1, comma 682, l. n. 145/2018
È indicato dalla ricorrente quale base normativa della richiesta di proroga quindicennale della concessione demaniale marittima.
Massime di principio
- Quando il ricorrente dichiara espressamente di non avere più interesse alla decisione, il giudice amministrativo deve dichiarare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse e non può decidere d’ufficio il merito della controversia né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire.
- La sopravvenuta carenza di interesse può risultare anche dalla combinazione tra la dichiarazione della parte e fatti sopravvenuti idonei a rimuovere l’utilità concreta della pronuncia, quali il ritiro dell’atto impugnato e l’accoglimento dell’istanza sostanziale del ricorrente.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse impedisce l’esame nel merito delle censure e delle questioni non necessarie alla definizione del giudizio.
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