Cassazione Penale, Sentenza n. 15451/2024 del 15/04/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Lecce che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip di Lecce il 31/8/2023, con il quale era stato sottoposto a vincolo, in via diretta o per equivalente, l'importo di Euro 522.424,26 quale presunto profitto dei reati di truffa aggravata e continuata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di falso, contestati all'indagato in qualità di rappresentante legale della Chora s.s. Il ricorso per Cassazione deduceva violazione di legge e carenza di motivazione quanto alla determinazione del profitto e al periculum in mora.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il procuratore speciale del ricorrente aveva depositato atto con cui rinunciava all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell'intervenuto e documentato dissequestro dei beni. La Corte osserva che l'inammissibilità per sopravvenuta carenza d'interesse prevale sulla rinuncia ed è causa di inammissibilità più favorevole al ricorrente, non comportando la condanna al pagamento delle spese. Pertanto il ricorso viene dichiarato inammissibile e non si pronuncia sul merito delle censure.
Norme richiamate
Cass. Sez. 3, n. 57883/25/10/2017
Sez. 3, n. 57883 del 25/10/2017, Rv. 271806-01
Giurisprudenza che conferma la prevalenza dell'inammissibilità per sopravvenuta carenza d'interesse rispetto alla rinuncia e la conseguente esclusione della condanna alle spese
Cass. Sez. 1, n. 2483/09/01/2009
Sez. 1, n. 2483 del 09/01/2009, Rv. 242816-01
Precedente che consolida il principio sulla sopravvenuta carenza d'interesse quale causa di inammissibilità
Cass. Sez. 2, n. 4452/08/01/2019
Sez. 2, n. 4452 del 08/01/2019, Rv. 274736-01
Conferma l'orientamento secondo cui l'inammissibilità per carenza d'interesse non comporta generalmente l'addebito delle spese processuali
Massime di principio
- Un ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse quando l'effetto che il ricorrente intende ottenere è venuto meno (es. dissequestro o restituzione dei beni), sicché non sussiste più la materia del contendere.
- La sopravvenuta carenza d'interesse è causa di inammissibilità che, se accertata, prevale sulla rinuncia all'impugnazione e offre al ricorrente un esito procedurale più favorevole (in genere senza condanna alle spese).
- Prima di proseguire con impugnazioni, verificare tempestivamente lo stato reale degli atti cautelari: un dissequestro totale o parziale può rendere inutile l'appello o la Cassazione quanto alla parte restituita.
- Se il dissequestro riguarda solo parte dei beni o non rimuove completamente gli effetti del provvedimento impugnato, può residuare interesse all'impugnazione limitatamente alla quota ancora vincolata; l'interesse va documentato con atti ufficiali.
- Se si vuole tutelare una posizione anche dopo il dissequestro (ad es. per ottenere pronunce sul punto di diritto o per tutelare crediti risarcitori), valutare l'azione alternativa adeguata e documentare l'interesse residuo prima di depositare il ricorso.
- Conservare e depositare la documentazione che prova il dissequestro o altre modifiche sopravvenute agli effetti del provvedimento impugnato, poiché la Corte valuta la sussistenza dell'interesse sulla base della situazione concreta alla data di decisione.
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