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Sentenza

Sentenza n. 2376/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) n. 12221/2023, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202401792

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi relativa a un manufatto residenziale abusivo di 126 mq

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti contestavano la sentenza breve del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione del 18 aprile 2023. Deducevano l'erroneità della decisione di primo grado per non avere considerato la pendenza di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto nel 2005 contro due ordinanze di sospensione dei lavori. Le opere abusive erano state oggetto di istanze di condono edilizio presentate nel 2004, successivamente respinte dal Comune con provvedimento notificato nel 2005 e mai impugnato. Anche la precedente ordinanza di demolizione del 2007 non era stata impugnata. Gli appellanti sostenevano, in sostanza, che la pendenza del ricorso straordinario contro le ordinanze di sospensione dei lavori impedisse o condizionasse l'adozione della nuova ordinanza di demolizione.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello e confermato la sentenza del TAR. Il rigetto delle istanze di condono, non essendo stato impugnato, si è consolidato ed è divenuto definitivo. Le ordinanze di demolizione del 2007 e del 2023 si pongono in rapporto strettamente consequenziale rispetto a tale rigetto. La pendenza del ricorso straordinario contro le ordinanze di sospensione dei lavori non incide sulla legittimità dell'ordine di demolizione, poiché tali ordinanze hanno natura provvisoria e cautelativa e sono destinate a perdere efficacia allo spirare del termine di sospensione. Essendo l'ordinanza di demolizione un atto strettamente esecutivo del definitivo diniego di condono, non possono essere dedotti, contro di essa, vizi sostanzialmente riferibili al diniego ormai non impugnabile. Le spese di lite sono state poste a carico degli appellanti e liquidate in complessivi 4.000 euro, oltre IVA e CPA.

Norme richiamate

  • art. 32 d.l. 269/2003

    La disposizione è richiamata quale base normativa delle istanze di condono edilizio presentate per le opere abusive.

  • art. 27, comma 2, d.P.R. 380/2001

    È indicata quale base normativa dell'ordinanza comunale di demolizione.

Massime di principio

  • Il rigetto di un'istanza di condono edilizio, se non impugnato nel termine, si consolida e diviene definitivo, impedendo di rimetterne in discussione i vizi mediante l'impugnazione successiva dell'ordinanza di demolizione consequenziale.
  • L'ordine di demolizione adottato in conseguenza del definitivo rigetto del condono ha natura strettamente esecutiva e vincolata rispetto a tale presupposto; contro di esso non possono essere dedotti vizi che attengono sostanzialmente al diniego di condono ormai non impugnabile.
  • La pendenza di un ricorso contro un'ordinanza di sospensione dei lavori non impedisce l'adozione dell'ordine di demolizione quando la sospensione ha natura provvisoria e cautelativa ed è destinata a perdere efficacia allo spirare del termine previsto.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioTermini e notificazione del ricorso
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDecadenza e tardivitàEfficacia ed esecutorietàLegittimazione e interesse a ricorrere

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