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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30381/2025 del 08/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato accolto. La Corte ha ritenuto la pena illegale perché la determinazione della pena base per il reato più grave è risultata inferiore al minimo edittale del reato posto in continuazione (art. 614 c.p.). Ne è conseguito l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e la trasmissione degli atti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna per nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente contestava l'illegalità della pena convenuta e applicata: il giudice aveva individuato come reato più grave quello di cui all'art. 337 c.p. e quantificato la pena base in 6 mesi (il minimo edittale di tale reato), applicando poi un aumento di 2 mesi per continuazione con il reato riqualificato ex art. 614 c.p., pervenendo a 8 mesi (ridotti a 5 mesi e 10 giorni per il rito). Il motivo principale è che, in caso di continuazione, la pena base per il reato ritenuto più grave non può essere inferiore al minimo edittale previsto per il reato satellite: nel caso di specie l'art. 614 prevede un minimo di 1 anno, per cui la pena base di 6 mesi risultava illegale. Si segnalava anche un errore dell'accordo su altri profili (art. 61 n.2 c.p. e continuazione interna ex art. 337), ma tali profili non sono stati impugnati in questo ricorso.

Norme richiamate

  • art. 448 cod. proc. pen.

    L'illegalità della pena in sede di accordo consente l'impugnazione del provvedimento ai sensi di questa norma.

  • art. 337 cod. pen.

    Reato ritenuto dalle parti come il più grave; ha pena edittale minima di 6 mesi e massima di 5 anni; usato per valutare la continuazione in relazione all'altro reato.

  • art. 614 cod. pen.

    Reato satellite nella fattispecie (riqualificazione di tentato furto), con pena minima di 1 anno e massima di 4 anni; il minimo edittale di questo reato impedisce che la pena base del reato più grave sia fissata al di sotto di tale soglia in caso di continuazione.

  • art. 81 cod. pen.

    Il criterio mitigatore previsto dall'art. 81 non può valere a travalicare i limiti edittali: non consente di scendere al di sotto del minimo edittale previsto per i reati in continuazione.

  • art. 61, n. 2 cod. pen.

    Citato dalle parti come possibile aggravante non computata nell'accordo; menzionata ma non determinante nel ricorso principale perché non incidente sull'illegalità della pena oggetto di impugnazione.

Massime di principio

  • In caso di continuazione tra reati della stessa specie, il reato "più grave" va individuato in astratto con riferimento alle pene edittali (soprattutto alla massima) e al confronto delle circostanze.
  • Una volta individuato il reato più grave, la pena base per quel reato non può essere inferiore al minimo edittale previsto per uno dei reati posti in continuazione: non è ammesso determinare la pena violando il minimo edittale del reato satellite.
  • Le clausole mitigatrici (es. art. 81 c.p.) non autorizzano a superare i limiti edittali fissati per ciascun reato in continuazione; se l'accordo tra parti o la determinazione giudiziale travalica tali limiti la pena è illegale e impugnabile.
  • Se l'accordo tra parti per il rito ha determinato una pena illegale, il pubblico ministero può proporre ricorso ex art. 448 c.p.p.; la Corte può annullare senza rinvio e disporre nuovo giudizio quando l'illegalità riguarda i limiti edittali in caso di continuazione.
  • In casi analoghi, il giudice deve verificare non solo la congruità numerica della pena ma anche il rispetto delle soglie edittali relative alla combinazione di reati in continuazione; eventuali errori di calcolo minori sono diversi dall'illegalità che deriva dal superamento o dal mancato rispetto del minimo edittale previsto.

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