Cassazione Penale, Sentenza n. 32055/2024 del 06/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per vizio di motivazione e violazione di legge: il ricorrente contestava che il Tribunale, nel rigettare la richiesta di revoca o sostituzione degli arresti domiciliari, si era limitato a richiamare in termini generici la gravità della condotta e presunti indici di rischio di reiterazione senza confrontarsi con le ragioni specifiche addotte. In particolare rilevava l'intervenuta assoluzione per una delle imputazioni, la cessazione dell'attività del sodalizio dal 2017, il ruolo limitato del ricorrente (coltivazione di marijuana) e l'ampio periodo già trascorso in stato custodiale e la presunta rescissione dei legami associativi, elementi secondo il ricorrente idonei a far venire meno il pericolo concreto di reiterazione.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Reggio Calabria avesse fornito una motivazione idonea e non manifestamente illogica: ha valorizzato la professionalità dimostrata nell'attività di coltivazione estensiva di stupefacenti (individuazione terreni, preparazione, impianto irrigazione) e la contestuale attività di commercializzazione in forma associata, nonché il ruolo egemone del sodalizio sul territorio. Gli elementi sopravvenuti richiamati dal ricorrente sono stati valutati come recessivi e insufficienti a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari; l'assoluzione parziale e la dedotta cessazione del sodalizio non incidono sulla complessiva capacità delinquenziale e sul concreto rischio di reiterazione, anche in contesti diversi. È stata inoltre richiamata l'operatività della doppia presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
La Corte ha ritenuto applicabile la doppia presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, rafforzando la valutazione del concreto pericolo di reiterazione e giustificando la permanenza della misura cautelare nonostante elementi sopravvenuti invocati dalla difesa.
Massime di principio
- La gravità della condotta, la professionalità nell'esecuzione del reato e l'attività commerciale associata sono elementi decisivi per la conferma delle misure cautelari; tali elementi possono prevalere su elementi sopravvenuti favorevoli all'imputato.
- Un'assoluzione parziale o la cessazione formale di un sodalizio non sono automaticamente idonee a far cadere il pericolo di reiterazione: occorre dimostrare concretamente l'affievolimento della capacità delinquenziale e la rottura effettiva dei legami.
- Per ottenere la revoca o la sostituzione di una misura cautelare è necessario fornire prove concrete e specifiche (es. documentazione di reale distacco dai coimputati, inserimento lavorativo stabile, programmi di recupero, testimonianze probanti) che neutralizzino le ragioni poste a fondamento della misura.
- In presenza di presunzioni legali (es. art. 275, comma 3) l'onere probatorio per far prevalere gli elementi favorevoli al detenuto è più gravoso: la difesa deve motivare e documentare in modo puntuale le circostanze sopravvenute.
- La valutazione della motivazione delle misure cautelari è in sede di legittimità sindacabile solo quando presenti manifesta illogicità, contraddittorietà o carenza; valutazioni prudenti e dettagliate sul pericolo concreto di reiterazione sono difficili da riformare in Cassazione.
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