Cassazione Penale, Sentenza n. 11924/2025 del 25/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Bologna che aveva sostituito gli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata. Il ricorrente deduceva: 1) carenza e vizio di motivazione per motivazione per relationem all'atto di appello del PM senza apporto autonomo; 2) errata valutazione della chiamata in correità di Silipo Francesco, ritenuta priva di riscontri individualizzanti; 3) insufficienza degli elementi a giustificare esigenze cautelari concrete e attuali, in particolare pericolo di reiterazione e inquinamento probatorio; 4) violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza, sostenendo che gli arresti domiciliari con severe prescrizioni sarebbero stati misure idonee, tenuto conto della personalità, del contesto familiare e di una confessione asserita.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere stato proposto con motivi generici e, comunque, manifestamente infondati. Ha ritenuto che il Tribunale di Bologna avesse fornito motivazione completa e autonoma, valorizzando elementi di riscontro individualizzante alla chiamata in correità di Silipo (conferme della vittima, sequenza e coincidenza delle videochiamate e telefonate durante gli eventi estorsivi, comunicazioni nonostante il regime di arresti domiciliari). La Corte ha condiviso che tali elementi dimostrano la pervicacia del ricorrente e l'inadeguatezza della misura degli arresti domiciliari a scongiurare il pericolo di reiterazione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
codice penale - fattispecie di reato
La vicenda riguarda il reato di estorsione aggravata; la qualificazione penale è stata ritenuta fondata dal Tribunale in base alle risultanze investigative.
codice di procedura penale - misure cautelari
La misura della custodia cautelare in carcere è stata ritenuta applicabile sulla base dei requisiti tradizionali: gravità indiziaria e esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio).
principio di proporzionalità e adeguatezza delle misure cautelari
Il principio è stato valutato dal Tribunale ma ritenuto soddisfatto: i domiciliari si sono dimostrati inefficaci nel caso concreto, giustificando la misura più afflittiva.
Massime di principio
- La Corte di legittimità non ammette ricorsi generici che non indicano con precisione i profili di illegittimità: l'esame si concentra sulla specificità dei motivi e sulla sussistenza di vizi di diritto riconoscibili in punto di motivazione.
- Le dichiarazioni di un coautore o chiamante in correità possono costituire elemento utile se inserite in un quadro probatorio complessivo che fornisca riscontri indipendenti e particolari collegamenti fattuali.
- La reiterazione del reato mentre il soggetto è sottoposto a misura meno afflittiva (es. arresti domiciliari) costituisce un forte indice dell'inefficacia della misura e può giustificare la misura cautelare in carcere per pericolo di reiterazione.
- Il principio di proporzionalità richiede che il giudice motivi sul perché misure meno afflittive siano insufficienti; tuttavia, la mera invocazione astratta del principio dal difensore è insufficiente se vi sono elementi concreti che dimostrano l'inadeguatezza della misura alternativa.
- In sede cautelare la valutazione si concentra su gravità indiziaria ed esigenze cautelari attuali e concrete; l'ordinanza deve esporre elementi logico-ricostruttivi che giustifichino il giudizio di pericolo e la scelta della misura.
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