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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22006/2025 del 11/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza con cui si è precisato che la pena complessiva inflitta con la sentenza del 25/06/2024 si riferisce esclusivamente ai reati per cui si procedeva in quel giudizio. Nella motivazione della sentenza era indicato un aumento di pena per continuazione con altre sentenze, mentre il dispositivo non menzionava tale continuazione. Il ricorrente sostiene che l'atto impugnato abbia sostanzialmente modificato il contenuto della sentenza eliminando il riconoscimento della continuazione con altre condanne e lamenta violazione degli artt. 130 e 546 c.p.p., ossia che sia stata usata impropriamente la correzione di errori materiali per cambiare la sostanza della decisione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che esistesse una discrasia tra dispositivo e motivazione della sentenza del 25/06/2024: il dispositivo determinava la pena solo con riferimento ai reati del giudizio, mentre nella motivazione si faceva cenno a un aumento per continuazione con altre sentenze. L'ordinanza impugnata ha correttamente chiarito che la pena è quella indicata dal dispositivo e non ha operato una modifica sostanziale, ma ha esercitato i poteri interpretativi del giudice dell'esecuzione richiamando la prevalenza del dispositivo sulla motivazione quando non emergono elementi motivazionali tali da dimostrare una diversa volontà decisoria. La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza secondo cui il dispositivo ha funzione decisoria prevalente, salvo casi specifici di errore materiale che favorisca l'imputato o chiari elementi motivazionali contrari. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 130 cod. proc. pen.

    La norma sulla correzione di errori materiali è stata richiamata nel contesto per distinguere la mera correzione materiale dall'alterazione sostanziale della decisione: la Corte ha ritenuto legittima la correzione/precisazione quando serve a chiarire il contenuto esecutivo della sentenza, ma non può essere usata per sostituire la volontà decisoria espressa nel dispositivo.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    La censura fondata anche su tale disposizione è stata respinta: la Corte ha ritenuto che non vi sia stata alcuna illegittima modifica della sentenza attraverso l'uso improprio degli strumenti previsti, ma una legittima interpretazione del giudicato per finalità esecutive.

Massime di principio

  • In caso di contrasto tra dispositivo e motivazione di una sentenza, in linea generale prevale il dispositivo come immediata espressione della volontà decisoria del giudice.
  • La correzione di errori materiali (art.130 c.p.p.) è ammessa per chiarire incongruenze o refusi, ma non può essere usata per modificare sostanzialmente il contenuto della decisione.
  • Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di interpretare il giudicato per renderne espliciti i contenuti e i limiti ai fini esecutivi; la sua interpretazione letterale del dispositivo è legittima se non emergono elementi motivazionali chiari che dimostrino una diversa volontà decisoria.
  • Se dalla motivazione emergono elementi certi e logici che indicano una volontà decisoria diversa dal dispositivo, tale motivazione può integrare o far prevalere una diversa interpretazione, ma occorre che tali elementi siano oggettivamente rilevabili e significativi.
  • In situazioni simili è spesso difficile ottenere l'annullamento: il ricorrente deve provare che l'errore non sia meramente materiale ma una reale contraddizione che, ove sanata, cambierebbe sostanzialmente la volontà punitiva del giudice a suo favore.

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